Lava pioggia

Lava pioggia il dolore, le voglie
di sensuali carezze, di sguardi
sulla pelle senz’arma né vesti.
Dentro l’anima un fiato di assenze

Lava pioggia il mio pruno nell’orto,
bianchi petali getta nel fango
della norma: un sospiro fu candido,
adesso
torna sterpo tra sterpi ed inverno

 

22.III.2014

6 pensieri su “Lava pioggia

  1. …in piazza duomo la pioggina mi bloccò
    il cielo plumbeo come di tempesta violenta
    trovammo riparo
    io e la bici
    sotto i portici
    poi smise
    dopo pochi minuti
    e ripresi il mio andare
    imbucai la via torino
    e andai oltre le colonne di san lorenzo
    qui riprese la pioggina più insistente
    ed ero ancora lontana
    da piazza
    abbiategrasso
    la mia meta
    trovai riparo sotto un balcone
    a ridosso d’un portoncino bruno
    e aspettai inutilmente un tempo che fu lunghissimo
    infreddolita
    zeppa d’umidi
    decisi di ritornare indietro
    ché
    anche bagnandomi
    a casa mi sarei potuta aggiustare
    e fu in zona piazzale bacone
    che il cielo s’aprì di cataratte violento
    e in un muro venni sommersa
    tra le macchine appena visibile tutto…
    e fu un miracolo che ne uscii illesa
    ora giunta a piazza aspromonte liquefatta
    non più tanto lontana
    da
    casa e… sorrisi
    alla strada liberata ancora di lena pedalando

    • Sì lo so. Lo pensavo anch’io… e quando descrissi il ritorno, pensavo che me ne allontavo…

      …la meta
      la meta era messima
      non ero più ragazzina
      ché maggiorenne lo ero già da un po’
      e maggiorenne lo si era allora a ventuno anni
      ma la meta risultò
      risultò un sogno ingenuo
      un sogno ancora di ragazzina
      la bicicletta mi fermò forandosi
      forandosi della ruota posteriore come sapesse
      che lo doveva fare
      avevo percorso dieci chilometri
      e me ne mancavano ancora trenta
      ripresi il ritorno delusa
      trascinando a piedi la bicicletta
      pesante di ferri rugginosi
      carica ancora delle mie pulsioni
      a casa ritornata
      nessuno
      ci
      badò…

    • No. Il ritorno fu faticoso. Arrivai a casa stanchissima e affamata. Per cena le mie zie prepararono ceci. Mi risultarono indigesti e la notte stetti male. Solo all’alba ebbi respiro e potei prendere sonno. Ripresi ad andare in bicicletta molti anni dopo già cittadina milanese.

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