Invecchiando

…ebbi una discussione
una volta
brevissima
con una virtuale ciattando
le avevo detto che del tempo conosciamo solo il suo riflesso nelle cose
e che il suo vero volto ci è sconosciuto
lei mi prese per una stupida sofistica
che vai ciarlando
mi disse
e
mi
piantò rapidissima
incomprensibilmente innervosita
comprensibilmente io ho nelle mie carni invece
tutti i segni
che
riflettono il tempo
che
imperterrito
continua a nascondere il suo volto vero…

e si delizia mostrarsi nel mio decadere continuo
beffardo

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8 pensieri su “Invecchiando

  1. …beffarda è la storia che sto per raccontarvi
    è nel tempo naturalmente
    appena un sospiro nell’universo
    più d’una manciata di sospiri nel mio vivere
    ero bambina
    ancora di pochi sospiri
    ero sul terrazzo
    un pomeriggio bello sereno
    mi raggiunse mio fratello quasi gemello e un suo amico
    la mia mamma aveva ospite in casa la sua
    loro erano al piano di sotto
    in salotto
    un aereo ronzò di eliche
    e un treno lontano sferragliò di sbuffi
    giochiamo
    disse mio fratello rivolto a me serissimo
    come
    risposi io sorpresa che volesse giocare con me
    giochiamo al dottore
    disse con un risolino beffardo ch’io non colsi
    e come
    tu sei malata e io sono il dottore chiamato a curarti
    ridacchiava intanto l’amico suo ed io mi sentii vergognosamente buffa
    va bene
    dissi
    che devo fare
    coricati per terra
    rispose
    e io ti visito
    così per terra e lui prono su di me cominciò la visita accuratissima
    mi tastò accigliato il polso
    volle vedere la mia ugola
    auscultò il mio cuore
    palpeggiò il mio addome
    era compitissimo e professionalmente perfetto
    poi
    girati
    mi disse
    devo sentire i polmoni
    e… borbottando preoccupazioni accigliate
    occorre una punturina subito
    disse
    per guarirti
    e sentii il mio gluteo destro dolermi improvviso come d’un pizzico fitto
    squarciai il terrazzo d’un urlo acuto
    e fui ritta subito inviperita
    i due furbastri ridendosela scapparono
    ed io dietro furente piangendo
    mamma mamma
    chiamavo
    rincorrendoli rabbiosa da accopparli
    ma non li presi
    e
    la sera a cena
    gli mollai
    sotto il tavolo
    un calcio ben assestato a uno dei suoi stinchi e lo sentii dolere
    mamma mamma
    disse di smorfie piagnucolando questa volta lui
    ma chiestogli cosa
    mise il broncio
    e
    non
    disse
    nulla… e fui io a ridacchiarmela mostrandogli la linguaccia

  2. e di questa che ve ne pare
    le mie zie avevano un negozio di alimentari in casa in una stanza terrena
    la casa è a uno schioppo dalla stazione
    stazionavano tutti i treni per ore
    nel fracasso delle manovre
    e nel ciarlio della folla
    sotto il sole
    assetata
    naturalmente la stazione aveva chi vendeva bevande ghiacce
    e panini
    imbottiti
    ma
    molti
    erano
    a preferire
    il negozio delle mie zie
    tra questi
    un ferroviere macchinista
    arrivava sempre in canottiera scura unto d’oli e velato di fuliggini
    e si beveva una birra freddissima

    le mie zie
    amanti d’ogni sorta di animali
    avevano in casa una gazza ladra libera
    ciaula ciaula
    chiamata
    e lei accorreva sempre
    se non era a rubacchiare luccichii altrove

    tra la ciaula e il macchinista c’era un’intesa perfetta
    lui le portava una pietruzza di zucchero che lei gradiva golosa volando via
    (lo zucchero era venduto sfuso non ancora semolato)

    accadde che un giorno le diede una pietruzza di sale
    ingannandola
    divertito

    passò del tempo
    la ciaula non venne più agli appuntamenti dello zucchero
    il macchinista chiedeva
    sarà in giro a furtarelli
    dicevano le mie zie
    e
    lo rassicuravano
    sì sì sta proprio bene
    così parve che i due si dimenticassero

    accadde come un fulmine a ciel sereno
    un giorno la ciaula nascosta sotto uno dei mobili del negozio
    aspettò l’arrivo abitudinario del macchinista
    e quando lo ebbe di mira
    uscì quatta quatta
    col suo becco aculeo lesta gli assestò un colpo secco alla caviglia nuda
    lasciandolo sanguinante dolorante
    guadagnando il cielo dalla parta aperta in voli acrobatici
    ciaula ciaula
    gridava
    e sembrava sorridersela allegra soddisfatta…

    birba di una ciaula
    disse il macchinista ammirandola nei voli
    non se l’è dimenticata
    briccona
    com’è

    e se la rise allegramente anche lui

  3. …e ancora di questa…

    no
    questa non ve la racconto
    la racconterò quando judy avrà ripreso il suo dire
    perdonandomi…

  4. Judy è molto stanca, ma ti legge… anche se è arrabbiata con te, perché le piacciono molto le tue storie e tutto ciò nonostante Judy si chieda sempre, ogni volta, tutte le volte: “Ma chi è davvero questa Lyth, che conosce tante storie e le scrive sciorinandole così, facile facile, probabilmente inserendo strafalcioni ovvi ad arte, per non sembrare? Ma chi è davvero?”

    • …si aveva un cane
      in verità lo si aveva di affetti
      che era di un cacciatore nostro vicino
      mi voleva bene
      ed era attentissimo alle mie parole
      io gli parlavo
      e lui mi fissava
      e piegava la testa come a volere cogliere meglio le mie parole
      e mi porgeva una zampa come per dire continua
      era un segugio
      intelligentissimo sempre pronto e disponibile a seguirti
      mio padre andava spesso in campagna e lo portava con sé in auto
      quando era lasciato appiedato
      inseguiva la macchina come un levriero
      senza mollare
      felice
      di arrivare quasi insieme

      una gatta della nostra vicina dirimpettaia sulla strada
      era la sua vittima
      appena l’avvistava
      un casino unico
      l’assaliva subito di abbai petulanti
      lei
      poverina
      arruffava il pelo inarcandosi tutta sulle zampe
      mostrando i denti
      e presentando i suoi migliori soffi
      il mio cane imperterrito la puntava abbaiando forsennato
      lei
      quando il cane rompeva la distanza di prudenza
      mollava una zampata d’artigli tesa
      immancabilmente graffiandogli un labro
      il cane si arrabbiava di più
      e tutte due partivano come frecce
      lei
      verso la sua casa
      e lui dietro
      di guaiti abbai e miagolii laceranti un concerto pieno
      lei conquistava la soglia
      e lui di botto si fermava
      il concerto continuando indisturbato
      finché la padrona non interveniva con una bella scopa brandita

      accadde un giorno come fulmine a ciel sereno
      il cane ritornava dai suoi giri in libertà
      non si accorse della gatta
      accucciata
      all’ombra
      d’un gradino
      lei
      tranquilla
      attese che il cane fosse di spalle
      silenziosa di passi ovattati
      bassa quasi a strisciare la via
      la coda tesa ad allungare il suo profilo felino in azione d’attacco
      gli si avvicinò
      e
      gli fu in groppa agguantandolo di artigli sui fianchi conficcati tutti
      e
      con i denti
      afferrandolo sul collo con un bel morso pieno
      il cane si paralizzò all’istante
      non mosse un pelo

      la gatta attese il tempo della conferma del suo successo
      lasciò la groppa
      sfilata
      dritta di gambe impettita
      la coda ben tesa verticale con un leggero ricciolino in cima
      con un sorriso sottile di soddisfazione
      fece lenta la veronica davanti al cane
      e tranquilla si rimise sul suo gradino accucciata

      il cane
      con la coda tra le gambe
      imparò
      la
      lezione

      così finirono…

      fui contenta per la gatta fui addolorata non poco per il mio cane

    • …fui disdicevole negli studi
      e disdicevole sono rimasta negli apprendimenti
      mi riescono bene solo i conti
      come fossero loro
      lo strumento musicale
      che uno vero
      non
      so
      suonare…

      ad una mia amica che mi riprende di saperi
      dico che sono affetta da dislessia del sapere lei ci ride
      naturalmente
      ed io
      mi defilo
      come fosse solo una battuta

      questa io sono
      ignoranza che racconta

    • …ieri
      ho avuto un corteggiatore
      un dj in second life
      un americano del… non mi ricordo
      era in servizio in un ballroom
      la sala quasi vuota per l’ora tarda
      vieni
      mi disse
      vieni a ballare
      ch’io ero in un cantuccio seduta da ore
      così andai
      e lui stette per me oltre il suo tempo
      e mi complimentò di canti tutti per me selezionati…

      …è un menestrello
      ha di canti ricca la bisaccia
      e il cuor gli canta più d’un fringuello
      la mandola
      è
      il suo unico
      amore
      fedele
      sempre appresso
      e le donzelle tutte han solo per lui gli occhi belli
      lui
      bello
      ha il passo lieve della danza
      con la mandola e il canto andando suonando
      e a tutte ammicca
      come fosse ciascuna
      la
      sola
      bella…
      sua

      e le fa felici

      io bella fui una notte
      solo noi due
      tra le sue braccia leggera
      e…
      di canti presa
      nella
      danza
      fui felice

      mi diede una sua foto artistica
      ed io
      nei pic del mio profilo
      l’ho aggiunta
      con questo pizzino…

      graziosamente ricordandolo

  5. Un mio gatto, non l’attuale, un piccolo gatto soriano con un testone enorme e le orecchie intagliate da innumerevoli duelli, per quanto assurdo era il terrore dei cani del circondario. Lui lo sapeva e lo esibiva, ad esempio rovesciandosi a dormire con finta sonnolenza (ed invece l’attenzione vivissima e le orecchie all’erta, mobilissime) sul muretto della recinzione. I cani che passavano per la strada la attraversavano quando giungevono all’incirca alla sua altezza e proseguivano sull’altro lato. Altra cosa che amava fare era salire sul mio cachi, sporgersi fino all’ultima biforcazione di un sottile ramo che si intrufolava nel giardino del vicino ed accovacciarsi lì, sempre fingendo di riposare. Sotto il cane del vicino impazziva ed abbaiava saltando scompostamente nello sciocco tentativo di abbrancare l’intruso di poche decine di centimetri fuori tiro. Quest’ultimo cane morì e fu sostituito.
    Appena giunto, il sostituto fu visto lanciarsi sulla strada all’inseguimento del mio gatto, in realtà flemmatico. I due sparirono dietro la casa. Si udì un guaito acutissimo. I due ricomparvero, sempre correndo, dall’altro lato della casa. Il cane correva a 4 zampe, il gatto con le sole due posteriori, essendo le anteriori saldamente piantate nella carne del cane stesso.
    Quel mio gatto finì i suoi giorni vecchissimo, non dopo aver intrapreso una brillante carriera di ladro di polli. In senso stretto, essendo i polli quelli del medesimo vicino cui nessuno peraltro credeva alle accuse, palesemente insensate: un gatto ti ruba le galline? Non farmi ridere.
    Io lo so, lo verificai inseguendo il gatto.
    Era vero.
    Io adoro i gatti.

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