La dicondra

la dicondra mi ascolta ed accoglie
il mio corpo sdraiato nel fresco
che vorrebbe sparire ed esiste
nella sera che il giorno consuma

Turbinio di ricordi ed impasti
di ciò ch’era e continua ed evolve
questo instabile guizzo di carne
insensibile eppure che è un pianto

Uno sputo mi sembro ed avanzo
nella nebbia di quanto conosco
non mi basto e mi piaccio ed avanzo
nella vita che molle mi prende

13.VII.2014

14 pensieri su “La dicondra

  1. Dicondra
    il nome è poesia
    la tua poesia è… dicondra tenera e carnosa

    come
    la
    dicondra
    ti rigeneri
    si rigenera il verbo tuo bello…

    il mio verbo t’invidia

  2. …il mio verbo è un prato fiorito
    un campo intero di margherite pieno
    di rugiada
    tra luce e scuro
    al capolino del sole brilla tutto
    le margherite timide chiuse schiude
    in sbadigli
    e vapori
    e profumi di primavere
    così
    vi canta allegra e serena
    la vispa teresa
    e vi salta
    giuliva
    tra farfalle e sciami di luci

    giuliva io sono in questo mio prato bello… senza canto e salti sfiorita

    • Solo apparentemente perché tra tutti gli esseri solo all’uomo è data l’apparenza della recita consapevole così giuliva è solo la maschera voluta dietro la quale si nasconde sfiorita.

    • …u campu è arsu
      la gramigna jalla è patruna
      cu lu cardu ca sparacigna spinusu siccu comu n’imperaturi stancu
      tirra russa fa pruvulazzu
      a lu ventu ca l’africa spinci cauddu
      lu mari è sutta
      luntanu
      sulu
      due schiuppitati tri massimu deci vaia
      ca si putissi pigghiari cu li mani
      e li mani vurrianu farlu tantu è sirinu e beddu accativanti
      ma si ni stannu inerti fermi abbannunati
      gl’occhi però portanu pensieri chi la menti avi tanti
      e lu cori gonfianu
      e li paroli accavallanu
      accussì
      ca nun nesciunu affattu
      e
      lu visu
      lui è ‘na maschira signata p’ diri muta… tuttu
      sulu taliannula

      signata prufunna di suli e malu tempu patruni veri di lu campu

    • costumanza

      …a criata è ni lu campu a pigghiari pumadora milinzani pipiruna
      ca cu l’autri cosi ca sunnu ‘n casa
      ci fa
      ‘na bedda
      capunata
      sapurita e succulenta da ‘nfurnari cu lu pani
      e i patruni ‘ccussì sazia oggi
      ‘nsiemula a ‘na jaddina
      a lu furnu anch’issa
      insapurita
      forti
      a
      la
      diavola

    • …è
      di
      cagliari
      una mia collega temporanea
      suo padre tirò su la famiglia numerosa
      da pescatore in proprio
      e
      con non poche
      difficoltà
      di tanto in tanto
      portava a casa un coniglio
      per variare la cucina di soli pesci e minestroni
      sua madre
      da brava
      lo acconciava di aromi e sapori
      e una montagna di patate
      in una teglia
      che portava al forno con grande cura
      e
      in casa
      poi
      era sempre festa grande chiassosa…

      sai
      mi disse un giorno lei presa di pensieri antichi
      solo da sposata
      ho capito
      perché
      la barca di mio padre era sempre attorniata da gatti
      li nutriva di pesci
      per essere poi i conigli che mia madre insaporiva

      così si aveva la carne una volta al mese

    • …bé
      è un antro
      non che lo sia
      ma come se lo fosse
      di ombre e luci accosti che prende da un cortile angusto
      ed è anche una cucina
      ancora di fornelli a carbonella
      così
      l’antro
      è
      di fumi perfetto
      e c’è posto anche per un tavolo
      ci si siede comodi in quattro

      siamo seduti in due
      perché io dissi
      che buon profumo oggi che cucini
      e lui di sorriso aperto
      coniglio
      mi disse
      vuoi favorire con me

      s’era nel ’46
      la guerra già finita
      non gli stenti che erano tanti
      e un gatto valeva bene un coniglio
      lui mi disse dopo ora di sorriso incerto
      come fosse preso da coscienza…

      non per il gatto naturalmente ma per me

    • …la brianza
      è un’esplosione di colli
      prati e boschi sempre verdi
      ogni colle
      ha più d’un ristoro
      vantano l’antico e con diritto
      tra polente formaggi carni selvatiche e sapori di boschi
      anche
      se alcuni
      han l’aspetto moderno…

      conosco un posto dove si magia da non credere
      dice un collega
      è sera
      siamo tanti a cena lì
      un susseguirsi di piatti saporitissimi e chiassi folti
      e
      sembrano
      non avere fine
      alla fine siamo sazi da non poterne
      e anche un poco brilli

      tempo dopo un giornale disse
      che quel ristoro antico e moderno di piatti buoni generoso
      aveva di carni selvatiche appese in ghiacciaia
      una dozzina di cani

    • …dicondra
      il mio divagar ti è lontano
      ma non tanto
      essendo i campi aridi e l’altro detto
      i tuoi prati soffici
      al camminar di lei…

      morbidi ritmi

      • e pensare che l’abbiamo seminata perché stanchi di rasare l’erba di quel poco (poco davvero) di giardinetto nostro…

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