Sono il mio tradimento

Ci si lascia la sera in abbraccio
sul divano e languori d’amore
s’addormentano calmi nel sonno
tenerezza e speranza effondendo

Ci risveglia un sorriso: oggi è festa e
primavera divampa nel mondo
come i pruni, i narcisi e le viole
che colorano dopo l’inverno

Si corrode la roccia. La carne
si corrompe e la mente cancella
ogni cosa nell’urlo di rabbia
di una bestia bavosa e demente.

Sono il mio tradimento, la morte
di ciò che è reale: speranza
che la vita risorge, che amore
sia la regola e non un imbroglio

21.III.2015

 

Traduzione inglese qui

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25 pensieri su “Sono il mio tradimento

  1. …non conosco amore
    ego è
    il mio unico
    accorrere
    ma
    oggi
    si festeggia amore
    così
    sia

    il mio augurio…

  2. …chi fu attento
    agli studi
    saprà tra l’altre cose
    di benvenuto cellini
    che nella sua “vita
    iniziandola a scrivere
    disse

    Tutti gli uomini d’ogni sorte,
    che hanno fatto qualche cosa che sia virtuosa, o sí
    veramente che le virtù somigli,
    doverieno,
    essendo veritieri e da bene,
    di lor propia mano
    descrivere la loro vita

    […]”

    ora
    io niente
    di cosa virtuosa feci
    o
    parimenti
    vi
    somigli
    e pur anco non ho il conforto di dire
    feci
    degli studi
    il buon riempimento
    del mio
    contenere…

    così che io non rientro nell’esortazione di cellini
    e già qui in questo blog
    sono
    fuori
    luogo assai

    raccontandomi

  3. …quando le cose avvenivano per tempo
    e mai prima
    o dopo
    salvo eccezioni come questa
    le arancine erano anche una pietanza per arricchire il pranzo
    campagnolo
    della pasquetta
    ricco di tanti altri piatti gustosi
    in questo caso
    alla grossa forma conica di quelle fuori tempo
    che già due o tre riempiono come un pasto completo
    si dà la forma d’una pallina da consumarsi lesta in due bocconi
    ma che sia la grossa
    o questa minuta
    la sua forma esteriore
    la regola per la loro preparazione è la stessa
    basta sapere
    che la tradizione
    le vuole di due colori distinti
    le rosse
    e le bianche

    le rosse si ottengono dalle bianche
    aggiungendo al ripieno un buon sugo rosso di carne
    e le bianche hanno il ripieno di pezzi di formaggio fondente

    la preparazione del sugo occupa il maggior tempo dalle
    sei
    alle
    dieci
    ore
    perché deve avvenire a fuoco moderato
    avere la consistenza d’una densa crema
    ed essere accorti che non attacchi al tegame bruciandosi

    il riso di qualità corposa deve essere cotto in acqua
    quanto basta ad essere riassorbita tutta
    così i chicchi hanno già la giusta consistenza ad amalgamare e
    a fine cottura
    aggiungere abbondante caciocavallo stagionato grattugiato
    e una grossa noce di burro
    rimestare bene
    e lasciare raffreddare

    freddato che sia il sugo ben denso
    preparate pezzetti di formaggio fondente
    tipo
    mozzarella per pizza
    o caciocavallo non stagionato
    o provola fresca

    bagnate in acqua fredda le mani e
    su un palmo a coppa
    mettete una quantità di riso a formare una pallina
    un po’ più grossa di quella da
    ping-pong
    appiattite a disco
    ponete in centro un cucchiaio raso di sugo
    e sopra pezzetti di formaggio
    non esagerate
    modellate il riso
    a chiudere il ripieno in una pallina
    rotolate la pallina delicatamente tra i palmi
    ponetela da parte e preparate le altre
    per le bianche mettete più pezzetti di formaggio senza il sugo
    e ponetele separatamente dalle rosse

    per impanarle
    preparate una pastella di farina bianca
    nella quale immergerete una alla volta le palline
    e subito le passate col pan grattato
    mettete da parte
    sinché tutte siano preparate

    per friggere utilizzate una pentola alta
    ma di diametro
    sufficiente
    a contenere insieme
    non più di 4 – 6 palline
    annegate
    nell’olio
    a temperatura tra i 175 e i 180°
    sinché siano ben dorate
    tiratele su con una schiumaiola gocciolate bene

    servite
    subito…
    e malgrado il dir della cuoca queste sono
    rosse
    queste
    bianche
    diventano come uova di pasqua
    a sorpresa
    e la sorpresa
    animare graziosamente la conversazione

    se l’olio è uno buono d’oliva
    ci
    guadagnerete
    in sapore

    esistono le seguenti varianti moderne
    a fine cottura del riso insaporitelo con zafferano
    al ripieno di quelle bianche aggiungete pezzetti di prosciutto cotto
    diminuendo
    il formaggio
    ma il prosciutto non va in quelle rosse
    al sugo aggiungete negli ultimi 10 minuti di cottura
    dei buoni piselli dolci

    s’era stati tutto il giorno tra gli ulivi
    il sole piacevole d’una primavera
    i tavoli arrangiati a ricchissimo buffet all’aperto
    sembrava un momento felice d’uno sposalizio affollato
    quel lontanissimo lunedì di pasquetta
    due altalene
    ai rami altissimi d’un contorto ulivo appese
    ambite da noi bambini tutti
    ma
    ordinatamente
    senza
    litigi
    che c’erano altri giochi da fare insieme
    e non pochi
    il sole già s’apprestava al tramonto e noi al rientro
    stanchi
    felici
    che mai si era stati fermi
    scivolai
    m’attaccai a una canna per non cadere
    un polpastrello si tagliò
    come
    da lama
    affilata
    il sangue
    doleva la carne
    tamponai
    smise
    bruciava e doleva ancora maledettamente la carne
    il dito tenni come fosse estraneo agli altri
    la mente rincorreva un pensiero udito
    i tagli di canna sono velenosi
    martellava
    mio padre mi guardò negli occhi impauriti
    sorrise tranquillo
    era una fortezza un rifugio sicuro un approdo sereno
    il pensiero sfumò prima che fossimo a casa
    non il segno
    che ancora è visibile
    e quella pasquetta divenuta ingrigita
    nello splendore d’una comunità allegra

  4. …ciao
    vecchia
    schioccò limpida la voce d’un bimbo
    oltre l’inferriata
    d’un cortile
    d’una scuola elementare
    sul mio cammino
    ieri
    il cielo bello
    del primo pomeriggio
    e io mi dissi
    mi vede come io non sono
    e io mi vidi
    come egli mi vide
    e fui vecchia…

    • Bella questa riflessione: è anche mia (se posso rubartela), anche se non ho incontrato quel bimbo.
      Sono stata via per una breve ma bella vacanza: la città era piena di donne bellissime e giovani e io… nessuno mi guardava… io ero vecchia e affatto bella …

  5. …nel disordine del cuore
    vago un prato
    un bosco
    un autunno brumo
    una
    luce
    appena aperta
    nel disordine della mente
    dimentico

    nel disordine… mi sono persa

    • il disordine del cuore è un film italiano del 2013 di Edoardo Margheriti praticamente con due soli protagonisti un famoso scrittore divenuto cieco e una giovane psichiatra che costretta abbandona il suo lavoro e accetta quello di fare da segretaria allo scrittore…

  6. …non sono stupida
    ma da qui ad essere intelligente
    ne manca…

    manca una vasta area
    che produce
    o intende
    il bello

    così che l’altra ne è mortificata… assai
    e
    non
    supplisce… con sufficienza

  7. …in casa
    d’una mia compagna delle medie
    l’altro ieri
    forse
    qualcosa ancora più indietro assai
    non importa
    fui
    a pranzo
    che la ragazza del figlio
    una pugliese magrolina e alta dalla pelle olivastra
    preparava la vera ricetta delle orecchiette e cime di rape
    le trovai in cucina
    lei
    la mia compagna
    intenta a pulire e lavare le cime
    l’altra
    la ragazza
    a cavare orecchiette col gesto elegante della sapienza
    si andava a tavola in quattro
    e per tutti cavò
    abbondante
    sembrando mai stanca o annoiata
    poi
    furono lessate le cime
    e aggiunte l’orecchiette
    scolate
    furono fatte saltare in casseruola
    mentre friggevano vivacemente tre grossi
    spicchi
    d’aglio
    schiacciati
    un cucchiaio colmo di conserva di pomodoro
    un peperoncino rosso sminuzzato
    il fuoco sempre infernale
    la casseruola scossa continuamente
    velocemente tutto fu scodellato nei piatti
    in tavola
    già apparecchiati
    si alzarono vapori e profumi agresti buoni lei disse
    il segreto è nel sale…
    sbagliato
    vi fa mangiare male

  8. …d’un altro film
    se piace il genere menestrello
    una storia dei nostri giorni
    girata a dublino
    protagonisti un rosso irlandese e una minuta ragazza ceca
    lui quasi vichingo con la sua chitarra
    lei
    delicata tutta
    al
    piano
    scroccato
    menestrelli di strada fai da te
    eccovi il titolo
    once una volta…

    e la ragazza è una rossa due genotipi quindi oggi in declino rari

  9. …scrivo scrivo scrivo
    scriverò della chiesa madre del mio paese
    imponente
    in cima ai suoi tanti gradini
    uno scalone a rampe laterali e poi centrale
    per rettificare un pendio roccioso
    e aprirsi alla piazza
    terzo
    ma non terzo
    tra gli edifici più alti dello spiazzo sempre soleggiato
    non le spettò un campanile
    che solo ad altre due chiese è stato dato ornarsi
    così
    la sua unica campana è
    mimetizzata
    tra le mura spesse
    appena fesse
    in alto
    sulla facciata
    radente le mura sinistre
    guardando
    dalla
    piazza…

    un giorno vi salii
    accodata furtiva a un ragazzo
    una scala quanto basta a spalle larghe
    dritta dal pavimento su su su fino in cima tra due mura
    il muro esterno con tanti piccoli spiragli per dare luce sembrava
    in bilico precario
    e la campana
    poi
    soffriva l’angusta solitudine fragile
    non osai appoggiarmi a niente
    e i piedi volevo fossero senza peso
    scendemmo
    subito
    e io cautamente
    stupida
    mi disse lui
    e aveva ragione
    tutto è ancora oggi… lì solido
    per
    altri piedi
    a salire

    san bartolomeo scorticato ne è protettore

  10. …forse solo ancora due tre
    forse già questo è l’ultimo
    mio
    qui…
    calato il sipario
    spento ogni lume
    uscita è l’unico splendore che i piedi
    indirizza
    tutti…
    nel silenzio d’echi ancora assordato
    la via poi incammina oltre
    per ogni dove
    e confusamente
    si compiace
    disperdere
    senza dare ritorno alcuno
    come
    in cuor suo ciascuno invece
    spera

    e malinconia è il solo buon viatico

    • …tecnicamente è vero ed è per porre fine alle stronzate che scrivo, che altro non ho da dire ma c’è un inghippo: sono drogata da questo bla bla e il peggio è che lo sono qui; potrei scrivere in local, sarebbe più semplice; potrei farlo in un altro blog ma lo faccio solo qui e qui continuo ad essere stupida…

      accadrà però che non mi leggerai più… ultima delle mie vittime, ai miei occhi in una stanza a piano terreno fossilizzata all’ombra d’una pergola, tra file che dicono di te, immersa

      sei la mia spinta emotiva

      il blog ha raggiunto la capienza per appiccicare foto, raggiungerà anche quella per appiccicare stronzate… lol

  11. …siracusa è in una piccola isola
    la città moderna fu per secoli
    la
    borgata
    abitata da chi ai siracusani abbienti dell’isola offriva i servizi più umili
    questi
    era in barca
    che facevano la spola tra borgata e isola
    e il trasporto fu lavoro per vecchi marinai non più idonei
    alle fatiche del mare
    il ponte che collega l’isola piccola all’isola grande
    ha tre arcate
    e con l’isola piccola
    crea
    il porto grande
    a ponente
    scalo
    un tempo
    per i porti del nord africa e dell’egeo
    e il porto piccolo a oriente
    il porto per la borgata

    il mare è l’anima di siracusa

    e le vestigia greco-romane il profumo del tempo

    il duomo ha reso al culto cristiano l’imponente tempio dedicato ad athena

    da mia madre
    ho metà delle mie origini
    a siracusa
    che l’altre me le diede mio padre
    alle pendici etnee
    esplosi di agrumi e terre negre coagulate
    sino al mare
    in frastagli e colori intensi
    brillanti

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