Araucaria

Araucaria, morente trapianto
d’Argentina in Brianza, straniera
ed aliena la forma, di squame
come ofidi torci i tuoi rami

Quanti anni trascorsi sul poggio
sopra i laghi e le Ande nemmeno
come sogno o lontano ricordo.
Sto con te la mia Terra cercando

6 giugno 2015

La brutta versione inglese è qui

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27 pensieri su “Araucaria

  1. …di questo film
    già ne parlai
    non ricordo quando fu
    tipico dei vecchi
    che il presente dimenticano o
    confondono col passato più lontano

    una storia d’amore che vagheggia
    fino alla fine la vita signorile del ben stare comodo intellettuale
    per accorgersi poi
    temendo d’averlo perso
    che è il suo mondo agreste
    la sua vera vita bella niente affatto comoda

    araucaria
    dice la bella protagonista scrivendo al suo amore intellettuale
    dal suo mondo agreste ancora nel sogno tutta presa
    ricordando di quest’albero in quella vita signorile presente
    il nome
    ascoltato come fosse di magia solo un suono…

    primo incarico… lei essendo nena nelle forme di isabella ragonese

  2. E’ un film al femminile, anche se i protagonisti maschili non sono in numero inferiore. Tratta dei primi anni ’50 sul tavoliere pugliese. Una maestrina di carattere, romanticamente innamoratissima di un signorino intellettuale che l’aiutò a vincere il concorso. E’ al suo primo incarico. Lo ebbe in una scuola di campagna, distante assai dal suo amore, una pluriclasse in un magazzino arrangiata, tra masserie umili e campi di pesco, di splendida fioritura primaverile. E’ una scena del film, una pioggia di petali scossi da un suo bambino innamorato, sul suo viso già segnato dal dolore che, di quel gesto semplice, gradisce e coglie tutta la spontaneità.

    Te ne parlai, quando “araucaria” fu un’altra tua poesia.

  3. …poesia
    tormento
    assenza
    d’ogni tua presenza
    nei
    miei
    pensieri
    assillati
    per non abitarmi
    poesia…

  4. …è pioggia abissale questa notte
    sul terrazzo battente
    senza vento
    né spiro di pensiero alcuno
    eppure
    travolta sono nei suoi e miei turbinii…

    m’accolgono il letto e un ansimo di respiro fioco e sto in ascolto

  5. …dove sei
    io ti cerco
    è vero
    mi muovo pigra
    indolente
    ma è solo apparenza
    ho il fuoco
    mi
    divora
    e tu
    io non ti ho
    perché tu possa spegnermi…

    dove sei

  6. …tra le braccia tue io sono
    mi abbracci
    ti
    abbraccio teneramente
    è solo aere
    che
    tormento…

    la pioggia danza nella notte che sola mi avvolge

  7. Un “tu” indefinito, un vuoto, una solitudine… o tutto il mondo e quindi un “tu” tu, come tale. Un “tu” poetico, sei io fossi poetica!

    Un “tu” non riuscito, allora cancello?

    • no… lascia…sono belle e mi lusinga fraintenderti

      …e cantano note che io non compongo è una magnifica chiusa, o una cosa a sè, che magari se posso ti rubo…così, senza pensarci…

      Le dita che torcono e graffiano l’aria
      d’insulsa calura che stempera voglie …

      Le voci che dentro, d’istinto, dischiudono
      i suoni che sento e parole che aleggiano …

      L’inchiostro sul foglio che stride a violenza
      di me che non so e desidero tanto …

      … mi cantano note che io non compongo
      mi forzano al bello che un velo nasconde

      qui, adesso, 20 giugno 2015

  8. …per via del terremoto del 1693
    il paese fu ricostruito tutto in cima
    alle ultime propaggini
    sud orientali
    dei monti iblei
    una sorta d’altipiano roccioso sempre assolato
    e fu ricostruito
    nella parte nuova
    ampio di vie
    perché avesse spazio
    a eventuali altri crolli

    che più non accaddero

    stranamente
    una delle sue tre piazze
    la principale
    aveva il lato ovest occupato da un’ampia area
    adibita in tempi moderni a solo uso estivo di arena cinematografica
    che fu ricuperata all’uso di tutti nel ’52
    dando
    alla piazza
    la sua attuale forma solare tutta raccolta tra fabbricati

    è qui
    una domenica mattina primaverile
    un po’ prima del mezzogiorno
    la piazza affollata di braccianti a sistemare la settimana lavorativa
    che uno di loro
    dall’aspetto ancora giovane robusto come d’uno fortissimo
    vestito dei suoi abiti festivi
    venendomi incontro
    che io mi affrettavo a ritornare a casa per il pranzo
    stramazzò quasi ai miei piedi
    preda
    di irrefrenabili convulsioni
    io
    impietrita
    come fosse il mondo intero crollatomi ai piedi
    circondata dalla folla accorsa subito in aiuto del poveretto
    così
    scoprii
    l’epilessia
    assordata da chi gridava
    a chi gli teneva tra le mani sulle gambe la testa tremula
    la lingua la lingua tienigli la lingua se no lo perdiamo soffocato

    avevo 11 anni
    anche io col mio vestito buono svolazzante
    e il sole sopra tutti
    accendeva il più bell’azzurro pulito e il vestito nero
    di quell’uomo convulso in terra supino
    riccamente ricamato di polveri

    la mamma a casa s’accorse subito ed io le dissi

  9. …le zippule
    fritte annegate nel buon olio di oliva
    si preparano in tre modi
    inglobando pezzetti d’acciuga prima di friggerle
    spolverandole di abbondante zucchero
    affogate nel miele filante
    qualunque sia la preferenza del proprio palato è d’uopo
    datosi che si mangiano belle calde
    spegnere l’arsura
    con abbondanti libagioni di buon vino rosso fresco
    è per questo che
    l’11 novembre
    giorno di san martino
    e del vino nuovo
    in molte case si fa grande baldoria serale così…

    ed io
    in una di queste zippulate
    astemia come sono
    mi ingorgai di acqua fresca
    procurandomi un addome teso
    come pelle di tamburo
    e boccheggiai tutta notte…

    ma forse queste storie le ho già raccontate e continuo a tediarvi

  10. …vecchia
    ritorno bambina
    e il regredire mi pare possibile
    sino al seno di mia madre
    ovulo
    appena fecondato
    al mondo esterno portata una mattina d’un mezzagosto lontano…

    leonessa solo sulle carte

    a dir del vero
    il regredire mi pare possibile
    sino al crogiolo
    che fu seno fecondo
    dell’esplodere
    vitale

    e in quel mare ora davvero lontano io mi liquido…

  11. …a primavera
    quando lo stelo delle graminacee è ancora verdeggiante di foglie
    ma già sufficientemente forte alle sollecitazioni
    raccoglietene uno
    pulitelo bene di tutte le sue foglie
    scegliete la sezione più bella tra due suoi nodi e liberatela
    tagliandola sotto ciascun nodo
    facendo attenzione a non schiacciare il tubulo
    che sarà aperto da un lato e chiuso dal nodo dall’altro
    a mezzo centimetro dalla parte aperta
    praticate una piccola incisione sul tubulo e
    contemporaneamente
    tagliate lungo esso per circa un centimetro
    otterrete una lamella libera di vibrare
    quando
    mettendo tra le labbra chiuse
    il tubulo dalla parte aperta
    vi soffierete
    dosando il fiato convenientemente…
    e modulando tra le mani chiuse a pugno

    così
    i pastori
    durante le lunghe ore di tedio nell’accudire i greggi al pascolo libero
    avevano uno dei loro modi originali
    per rinfrancare lo spirito
    modulando
    sapientemente
    nenie
    pastorali
    improvvisate al momento

    la moderna ancia degli attuali strumenti a fiato
    probabilmente
    ha
    questa
    origine

    mio padre
    aveva le mani magiche
    per costruire queste piccole zampogne

    ma io
    stonata e maldestra come sono in quasi tutto
    non imparai mai a modularle… e
    tanto meno
    produrle

    e forse le istruzioni che vi ho dato non sono del tutto esatte

  12. …ascolta
    lo zampognaro è già sulle strade
    magico di pelli tutto dentro arruffato
    che il freddo natalizio
    nelle notti umide di tutte solo stelle pulite
    tra le alture dei monti iblei
    è tagliente
    come lama implacabile di rasoio
    ha nenie pastorali antichissime
    che il suo orecchio fino
    la sua bocca
    le sue dita agili
    modulano
    sempre come nuove e di sua propria impronta inconfondibile
    è buffo
    sembrando essere tutt’uno con la sua zampogna gonfia
    e il passo lento musicale dondolato
    ora sosta quanto basta
    perché uno come lui identico possa raccogliere quanto
    da ciascuna casa è possibile
    dare
    ed è spettacolo ogni uscio animato di genti
    sembrando tutti essere mossi
    da mani sapienti di burattinaio invisibile
    e la via accendersi di lumi fiochi
    loro proseguono
    altre vie aprono
    e
    le
    stelle
    sono
    in terra
    scese…
    seguendoli

    come un presepe ad onda animato fino a notte tarda

    che poi ciascuno il capo pone al sonno
    sembrandogli
    dagli angioli
    in questa notte particolare magica
    cullato

    e la notte riprende il suo silenzio
    solo lo sbuffo cheto degli animali in stalla

  13. Una volta se ne vedevano spesso, sotto Natale. I miei mi dicevano che erano bergamaschi e spesso le camere d’aria delle zampogne erano derivate da gomme d’automobili

    • …alle pendici dei monti peloritani
      sul versante tirrenico
      entro il golfo di milazzo
      vi è la casa dei miei nonni paterni
      quattro passi più giù della stazione ferroviaria che
      sino a metà degli anni ’50
      era percorsa solo da treni a vapore
      che lì
      avevano sosta obbligata
      perché
      il tratto perolitano nei due sensi
      era percorribile solo da convogli dimezzati e supportati
      in coda
      da una o due ulteriori locomotive

      questo fatto
      comportava che
      in stazione vi era il deposito di molte locomotive
      con relativa officina per le riparazioni
      e
      i treni
      venivano spezzati o ricomposti
      dipendendo dalla direzione di marcia
      con relativa attesa anche di ore per completare le operazioni
      e accadeva per tutti i treni in transito
      sia passeggeri
      che no

      la stazione
      così funzionava a regime intenso
      sia il giorno
      che la notte

      in un momento di tregua di un turno notturno
      uno dei manovali addetti a quelle faccende
      prese fiato
      sedendosi su uno dei gradini tra i binari
      e il sonno lo colse inevitabilmente indifeso
      e un locomotore gli tranciò le gambe appena sotto il ginocchio

      dicesti delle camere d’aria per le zampogne
      ebbene
      quel poveretto
      salvatosi dal dissanguamento
      in alternativa alle stampelle ascellari
      (le sedie a ruote impossibili per le vie impraticabili )
      utilizzava dondoli di copertoni di camion
      su cui poggiava ben saldi i moncherini sotto il ginocchio
      e
      impugnando per ciascuna mano una manopola di legno
      in
      palestre
      utilizzate
      per le flessioni
      sollevando di peso il tronco tra le braccia
      che le cosce le teneva con un appropriato angolo col terreno
      dondolandosi
      si lanciava avanti
      e il suo andare era spedito assai
      il copertone attutiva il colpo col terreno
      e la sua forma a dondolo
      favoriva
      il corretto movimento con minore attrito…

  14. …è di ieri l’altro
    una gatta di 25 anni trovata
    randagia in una località dell’irlanda del nord
    età certificata
    dal cip che porta con sé
    ma non è solo l’età a sorprendere
    che già da sola è 10 anni oltre la media e lei porta bene
    il cip le è stato dato in australia
    è stato rilevato in due tre paesi africani
    poi a londra dove era stata trovata randagia
    e ora in irlanda
    ma niente dice come abbia fatto tanta strada e con chi…

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