Sedimenti

Sedimenta sul cuore una gromma
come coagula l’afa condensa
di vapori stagnanti. Riscatto
chiedo ai fiori di campo e ai tuoi occhi

14 giugno 2015

 

La versione inglese è qui

25 pensieri su “Sedimenti

  1. gromma…

    …un mio compagno delle medie
    poi proseguì col liceo classico
    di ricca famiglia terriera senza particolari titoli nobiliari
    e allora appellati ciascuno signurinu signurina giusto il sesso
    abitava un intero enorme isolato
    in parte costruito
    e nel rimanente tutto orto e frutteti e fiori dappertutto
    e animali da cortile
    perfino una capra e una pecora per il latte giornaliero
    e una gebbia (vascone) per l’irrigazione
    una parte del costruito era magazzino per enormi botti per il vino
    che venivano liberate prima della vendemmia
    per essere trattate a ricevere il mosto
    e poi
    piene nuovamente di questo
    tenute stappate in cima
    per favorire l’aerazione delle fermentazioni
    naturalmente
    tutto quel grandissimo magazzino
    era a sua volta arieggiato da finestroni lungo due suoi muri esterni
    così
    che
    gli adulti
    potessero in tutta sicurezza effettuare giornalmente
    i
    controlli
    dovuti
    nessuno pensò che il mio compagno si potesse mettere a rischio
    e ci si mise
    quando ancora non scolarizzato
    entrò insalutato ospite
    mentre i mosti erano in piena fermentazione
    a lui
    alto una spanna
    i finestroni non diedero protezione
    e cadde
    inevitabilmente
    privo di sensi
    fortuna volle per lui che in tempo entrò un adulto e fu salvo…

    gromma…

    mi sforzo di ricordare l’equivalente dialettale mio
    ma
    invano
    forse non l’ho mai saputo
    e ignorante come sono non sapevo neanche di gromma

    naturalmente la tua poesia è molto deliziosa
    e
    io
    ne sono estremamente invidiosa

    dovresti licenziarmi

    • Talora scrivo per imparare parole. Così, il 13 giugno 2015, lessi in un libro il termine “gromma”, a me sconosciuto. Lo sottolineai e per farmelo entrare in zucca lo ripetei continuamente. Tornando da messa, domenica mattina, a piedi, vidi nei campi dei fiori di malva e della borragine a lato strada. Vennero quelle parole, che trascrissi prima di smarrire.

  2. …licenziata fu su due piedi
    una donna che si aveva in casa per gli aiuti domestici
    era
    giunonica
    tra le sue braccia piccola come una scricchiola
    mi sentivo amata come figlia
    era di carattere mite e sempre allegro
    instancabile e perfetta nel lavoro
    ad una cena
    un nostro ospite
    disse al babbo
    che era…
    una
    di
    quelle
    ne era certo
    la mamma fu irremovibile
    e lei
    dovette andare via…

    percorso triste dei miei ricordi ci lasciò piangendo

    licenziare
    avremmo dovuto
    il nostro ospite

    e anche tutti noi…

  3. …l’upupa ci fu portata da una battuta di caccia
    che buona parte del territorio era pantani
    era ferita ad un’ala
    il babbo disse che mai avrebbe volato
    girava per casa
    bellissima
    ed era una di noi…

    e poi disparve

    la mamma il babbo non sapendo come…

  4. …se non devi andare tutti i giorni a lavoro
    e ti puoi permettere soggiorni fuori casa
    anche se in strutture economiche
    allora è il tuo momento
    non lasciartelo scappare
    mettiti
    subito
    in viaggio…

    per dove e come… a te l’imbarazzo della scelta

    qualsiasi sia il come e il dove arricchirai
    le tue esperienze
    le potrai
    narrare
    e se sei bravo a documentare
    oggi il mezzo per farlo è alla portata di tutti
    arricchirai la narrativa di belle immagini
    e chi sa
    che non riesci
    anche
    a vendere
    il tutto

    così da recuperare i costi e farci anche un gruzzolo sopra

    uno ci invecchiò bene coi viaggi estivi a piedi per mezza europa
    un altro
    scoprendo percorsi ferroviari insoliti
    da gustare dai finestrini
    ed erano entrambi dilettanti autospronati soltanto

    e l’età conta solo se sei acciaccato

    una settantenne italiana viaggiò tre anni a piedi per l’europa
    non disdegnando passaggi
    quale pellegrina in visita a santuari mariani
    e quando non riusciva a raggiungere luoghi abitati
    per la sosta notturna
    si accampava tranquillamente all’addiaccio dove meglio poteva
    di lei disse
    che in quei tre anni sotto le stelle
    e a cielo aperto ad ogni tempo
    non ebbe mai a soffrire neanche di un banale raffreddore
    e che incontrò sempre gente disponibile ad aiutarla

    un gaucho non per niente giovane fu fotografato sulle alpi austriache
    in viaggio a cavallo
    per
    il
    mondo
    dalle sue lontane pampas argentine
    e la foto lo mostrava fiero e imponente nei suoi vestiti regionali

    un ragazzo italiano
    invece
    fu fotografato in bicicletta
    ospite di passaggio
    in un accampamento
    di nomadi
    mongoli

    avrai capito
    che non sto parlando
    dei tanti che in televisione
    ci parlano di viaggi
    supportati
    da idonee organizzazioni che a tutto pensano

    e allora… io non posso andare

  5. …non sapendo cosa scrivere
    scrivo questo
    che è un pensiero
    un piccolo pensiero trascendente proveniente
    dal recondito d’un canale subalpino
    tra case di sasso e cotti imbellettati d’antico
    scivolato
    d’acque
    allegramente ripide
    che s’ascoltano
    ma leggere il loro fluire veloce…

    ahimè a me non è dato

  6. …mi diedero dante da studiare
    quando io sapevo poco e nulla di grammatica e di storia
    e di quant’altro ancora fosse studio
    non studiai dopo
    così ora sono più tonsa che prima
    e da dante
    più che mai
    ma anche dall’altre cose tutte
    lontana
    ora
    un parsec di parsec… è dir poco

    che è come dire irrimediabilmente persa

  7. …alla taverna
    le donne e tanto meno le bambine non potevano andare
    fossero anche le più abiette possibili
    io ne conoscevo una
    di taverna
    era s’una strada percorsa
    a ridosso d’una bella chiesa barocca di calcari candida al sole
    in un antro roso di fuliggini ammuffito era
    scuro
    da agghiacciarmi ogni pensiero
    timorosa anche di sbirciare
    con le code degli occhi tavoli e sedie e bancone m’apparivano mostruosi
    come demoni più sozzi lordi e animati tentacolari
    e affrettavo il passo
    perché
    non fossi
    contaminata da tanto
    e dal ceffo che la gestiva e dai suoi simili beoni
    così a me sembrava tutto
    trattenendo
    il respiro…
    la testa a guardarmi fissa i passetti lesti

    la sera
    sino a notte tarda
    dicevano i miei compagni di scuola quando mi feci più grande
    se volevi bere del buon vino
    mangiare dell’ottimo pane e salame e una scodella saporitissima
    di fagioli e carni stufati
    accompagnati da piccanti e teneri formaggi profumati
    è lì
    che sognavano
    andare

    e ci andavano quando potevano a stare in allegria…

    il
    ceffo
    chiamato
    ‘u ‘zu ninu calafanu
    dicevano fosse un gran simpaticone

  8. …mi beccava immancabilmente il giorno della mia paghetta
    e c’era un mistero
    in questo
    non avendo io una paghetta a scadenza fissa
    era alto quanto un soldo di cacio
    magrissimo nel suo vestito grigio a doppio petto signorile logoro
    e le scarpine di vitello marrone lucidissime orlate di smerli
    la pelle
    impecorita
    dal fumo
    compulsivo
    era il suo unico bisogno di denaro
    sembrava avesse settantanni
    ma chi lo poteva dire…

    signurina
    diceva solamente
    aprendosi tutto di sorrisi e occhi vivacissimi
    così trasmigrava la mia magra paghetta
    e lui si allontanava subito
    dinoccolato
    come fosse uno stecco di burattino
    annegato
    nei
    vestiti

    la pubblica autorità lo chiuse in un ospizio
    e
    mi manca
    ancora…

    e non seppi mai il suo nome

  9. …negli ultimi anni si ebbe un domestico ad ore
    un reduce delle battaglie balcaniche e
    russe
    poi
    dalle quale riportò fregiandosi manciate di parole e molti acciacchi
    questi però sopportati silenziosamente e un anello una vera
    che gli serrava maledettamente l’anulare
    un uomo mite e servizievole
    sempre serenamente sorridente
    dagli occhi molto
    buoni
    e
    vispi
    etichettato tra gli scemi del paese quasi normale il più
    intelligente…
    certamente

    l’anello glielo segai con molta attenzione
    per non fargli male
    e la carne maleodorante già puzzava di marcio

    canuto
    smise ogni lavoro
    tanti ne aveva fatti senza mai lamentarsi
    viveva con la sorella che accudiva una cucciolata folta di nipoti
    e lui faceva la chioccia amorevole

    lo vedevo dal terrazzo di casa
    seduto all’ombra del suo uscio fumarsi una sigaretta
    e poi quell’ombra rimanere vuota

    ma non nel mio cuore

  10. …al prof che alla maturità mi rimandò in italiano
    per un numero considerevole di strafalcioni ortografici mi disse
    lui non sapeva che sono dislessica
    ma non lo sapevo neanche io
    onestamente
    gli devo dire che
    qui mi aiuta
    il correttore
    lessicale…

    così a sua serenità perpetua sono continuamente rimandata

  11. ai tantissimi batti di una vita
    quanti ne corrispondono dell’infinito
    un infinitesimo innumerabile
    allora
    perché
    tanto
    darsi affanno

  12. …non sono stupida
    ma alle carte lo sono desolatamente
    fossero solo quelle ove lo sono
    ma s’accodano tante altre carte ancora
    così che
    alla fine
    io risulto essere
    stupida davvero

    senza ombra di dubbi alcuno con certezza assoluta

  13. …a calata ‘o tagghiu
    che poi vuole significare la discesa tagliata nella roccia
    collega
    velocemente
    il paese
    al piano alluvionale sottostante
    un salto di venti trenta metri in circa trecento metri di via
    facendo risparmiare tempo
    ai carrettieri d’un tempo
    che prima avevano solo la tortuosa e lunga via della barrera
    per andare ai campi
    il mattino
    anche prima dell’alba
    e ritornare al tramonto stanchi di membra e ossa
    che il lavoro era tutto di braccia e gambe
    anche
    con l’aiuto abbondante
    delle bestie…

    d’una bestia vi voglio parlare
    un asino al gioco del carretto stravaccato in terra come morto
    proprio giù al piano
    tra la stazione ferroviaria
    e il cimitero
    in direzione dei campi
    che lì si aprono verso il mare come un ventaglio
    ricco di strade allora solo bianche

    io
    e la mia amica
    s’andava al mare in bicicletta nel
    suo punto più vicino
    circa cinque chilometri
    che altri ne sono distanti anche decine
    la discesa nella roccia era stata effervescente
    con stridori di freni e allegrie d’orecchi
    poi curvammo a destra due volte
    superammo la stazione
    ed ecco
    un nugolo di genti ci obbligò alla sosta

    c’era l’asino in terra
    e il carretto aggrovigliato su di lui sbilenco
    con la ruota sinistra appena sollevata libera di girare in aria
    e un ometto
    tra i tanti
    grasso e piccolo sudato maledettamente agitato come un forsennato
    l’ammazzo
    gridava
    quanto è vero Dio l’ammazzo
    e gocciolava come una fontana dappertutto
    non si vuole alzare
    diceva
    è cocciuto più d’un asino
    e intanto lo tirava con le briglia
    e afferrata la cavezza lo scuoteva con furore
    alzati brutta bestia
    imprecava affannato d’asme
    niente
    l’asino era impassibile
    che fosse vivo e vegeto lo si vedeva dagli occhi accesi duri
    a significare la lotta tenace
    intrapresa
    contro
    il padrone

    la calca aumentava
    aiutatemi
    diceva l’ometto agitato agli astanti tutti
    ma era tacitato che
    tutti sapevano quanto pericoloso è un calcio d’asino
    lo sapeva bene un mio compagno di scuola che
    in piena fronte
    aveva il disegno perfetto del ferro chiodato dell’asino di casa

    in tanta confusione
    l’ometto sudato ebbe un attimo di riflessione
    lo so io cosa fare
    disse
    illuminandosi d’un tratto
    da un cesto del suo carretto sbilenco
    prese una grossa tenaglia
    nera
    come la pece
    si chinò sulla povera bestia e…

    l’asino si drizzò all’istante come scosso da una brutta scossa
    si drizzò di conseguenza anche il carretto
    ed asino e carretto scapparono lesti per la via dritta davanti a loro

    fermati fermati brutta bestia
    gridava l’ometto correndo dietro all’asino e al carretto
    sfiancato
    di
    fiati
    più che mai

    e scomparvero lontani nel polverone

    tra la gente divertita qualcuno disse gli ha accarezzati i gioielli

    io e la mia amica riprendemmo la strada del mare costernati assai

  14. …una mia nipote
    figlia di mia sorella
    scrive poesie fin dalle elementari
    studentessa universitaria a firenze
    fu notata
    non so come
    da un editore che le pubblicò dei volumetti
    di se stessa lei dice

    ho sempre scritto per me non ho mai pensato che potessi avere un lettore

    io che scrivo solo se ho un lettore
    sono fortunata
    della tua libera scelta

    e preoccupata di abusarne…

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