Cicale

Cicale 1

Ridondando calura nell’ombra
le cicale disseccano dentro.
Vana fuga tra i glicini e ortensie
vano sogno ogni libero istinto

Cicale 2

Assordante cicala rimbomba
la calura che sfuggo nell’ombra
dell’esedra e del glicine verde.
Mi dissecca la vita che sfuggo

Paranoie nell’intimo osservo
per non darmi e ogni aggetto rifuggo.
Secca polvere asciuga nell’aria
fatta torrida ovunque nel mondo

1.VII.2015

La versione inglese è qui

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43 pensieri su “Cicale

  1. …assordano
    sono milioni
    nel meriggio che scotta al sol leone
    l’auto scivola i campi sull’asfalto molle
    il vento… una vampata infernale…

    sul viso incredulo… a tanto rumore…

    sono dappertutto
    coprono i mandorli dal fogliame scarno
    il terreno
    leggermente
    arato…

    pulito… per non infiammarsi… e fare danno

    e sembrano confermare il lontano esopo
    ma quanto sbagliando
    quella splendida favola… sono…
    in
    amore… ecco il vero

    oooh se lo sono… sono le piccole… vivaci… cicale… innamorate

  2. …allo sguardo nostro tutto ha il bello
    la fisiologia essendo
    per aprire alle meraviglie il nostro
    spirito…

    connubi

  3. …è sempre in casa la mamma dell’amica mia
    lei è la più piccola
    e di tanto
    l’ultima
    di quattordici
    e con la sorella prima di lei
    le sole non maritate

    l’amica mia studia
    la prima che lo fa
    l’altra
    è già una bella donna e presto è maritata

    la sua mamma
    ha fatto il sanguinaccio
    è già insaporito tanto
    ne porta una porzione ad entrambe
    calda calda
    appena tirata su dal fuoco
    fate una pausa
    ci dice di sorriso minuscolo come lei e attende
    che noi si liberi il tavolo dai libracci

    che buono
    profuma di primavera e siamo ancora
    prima
    del natale
    agli aromi tradizionali mia madre aggiunge il cacao fondente
    un bel tocco
    dice la mia amica già di bocca piena come me

    così finiamo di studiare che è ora di cena
    e questa mattina
    come fosse la successiva e non lo è ho il sapore
    di quel piatto
    buono…

    odo le voci buone che furono d’allora…


  4. giugno al solleone le bionde messe

    …c’è fermento oggi nell’aia
    è giornata di pesatura
    i covoni sono tutti intorno
    hanno i colori dell’oro fino
    due muli
    e gli uomini di casa
    sono all’aia già dall’alba
    c’è attesa anche
    tra gli animali dell’aria ma
    attesa cheta

    il telone disteso
    è caricato di fascine
    uno degli uomini governa un mulo
    a trottare sopra in tondo
    gli altri uomini intorno
    di forconi lavorano il cumulo
    rimestando
    e liberando
    dalla paglia che più non porta spiga e
    aggiungono fascine nuove

    il sole è forte
    e si cambia mulo
    le due bestie hanno il tino
    come abbeveratoio
    e per gli uomini
    ci sono d’argilla gli orci che dell’acqua
    fanno freschezza
    ghiaccia
    tutti al sole immancabilmente
    come fossero invece a ribollire

    non c’è pausa per il pranzo
    che la pesata va finita prima di notte
    ciascuno si rifocilla quando può
    e la bestia in sosta
    ha la paglia da ruminare a iosa
    le femmine di casa fanno la spola
    per cambiare gli orci vuoti
    e portare da mangiare
    cose buone saporite
    la calura e la fatica vanno sostenute

    il grosso è fatto
    ogni fascina è finita capuliata bene dal mulo
    e la paglia separata
    il telo è ricco di grano e pula
    e tutti
    masculi e fimmini
    lanciano in aria quanto la pala carica dal cumulo
    il grano ricade subito e
    la pula oltre
    dalla brezza portata che il rinfrescare ora ha vivace

    sono ore di festa come di danze cadenzate e in coro
    tutti cantano allegri arie agreste che hanno l’antico
    e i picciriddi schiamazzano inventando giochi
    gli uomini ora all’acqua
    preferiscono dagli orci il vino fresco
    il grano predomina la pula
    e la pula è già tutta levata che
    il sole è ancora in cielo
    si riempono i sacchi di iuta
    e il nonno esperto li cuce bene di spago in cima

    ogni sacco
    ha lo stesso peso
    tutti i sacchi danno la pesata dell’annata
    l’annata è stata buona
    ciascuno ha il suo per tutto l’anno
    s’accantona quello per la prossima semina
    e il resto è in vendita
    per ogni altra occorrenza
    si caricano i carretti
    ed è spola per il majazzeno

    al sole ora basso in cielo
    l’aia è di pula e paglia accumulata
    domani sarà rigovernata
    l’attesa è cessata tra gli animali del cielo
    e sono tutti in terra a razzolare
    quanto di buono
    è rimasto per loro
    e visto il numero
    e l’ora tarda che fanno
    non è poco…

    alla masseria si accendono i lumi
    domina il silenzio
    ciascuno è stanco
    ciascuno in cuor suo
    ringrazia Dio
    del buon raccolto
    a cena si consuma quanto avanzato e
    spenti i lumi
    ogni giaciglio accoglie
    le stanche membra… d’uno

    il sonno è nei sogni che sia un anno ricco anche di companatico

  5. a gennaio il primo giorno di primavera

    …corre la voce di bocca in bocca e
    ciascun orecchio illumina la mente c’è
    fermento
    al liceo ginnasio scuola media
    in un convento carmelitano
    ex magione patrizia del ‘500 di signori feudatari
    5 classi di media 2 di ginnasio 3 di liceo
    il preside
    papè
    ha detto

    suona la campanella e tutti si è già in
    cortile
    appena pochi minuti dopo l’ingresso e il cielo è bello
    terso come appena di bucato
    lucido delle prime ore del mattino
    tutto in profumi nuovi
    inquadrati per due
    i più piccoli in testa e mano a mano a crescere
    si è subito alla barrera
    serpeggiando i suoi tantissimi tornanti polverosi bianchi tra
    le pareti naturali della cava
    rose dalla notte dei tempi che ci portano scivolando
    al piano
    poi
    giù per il ponte della statale
    e sotto quello più alto della ferrovia
    a lambire il rio favara
    alla sua ansa sinistra che lo piega a destra oltre una chiusa pei campi
    un campo
    accoglie noi
    ora come branco senza più governo
    gli adulti facendo campanello tra loro e noi
    ciascuno
    in gruppi sempre diversi
    come fossimo sospensione in un liquido agitato… e
    mai
    fermi

    si è ancora a gennaio
    la primavera è lontana il mandorlo
    è già in fiore
    coi prati verdeggianti e in primo fiore
    tutto
    è
    colore
    e sapore
    in questo primo giorno invernale
    di splendido cielo
    e sole
    un piacevole tepore
    e l’intorno tutto un risveglio diverso

    a malincuore
    si riprende la colonna e la strada a ritroso ognuno recupera le sue cose
    a
    scuola
    e gli altri passi verso ciascuna dimora
    portano al pranzo
    come
    ritornati
    da un sogno… leggero… pieno di cicalecci
    e in bocca
    è più saporito
    il cibo caldo già imbandito solo per noi…
    dalle
    mamme
    attente

  6. melanconia

    …di tutti
    non importa quanti pochi o assai
    una e unica mia lettrice in ombra virtuale
    da tutti i miei lunghissimi sproloqui primaverili
    che l’inverno mi è da torno già da tempo
    io
    esonero
    dal
    leggere
    perché non sia tedio il suo essere qui per me che ho tempo
    molto
    per questo
    e lo uso per tenermi sveglia

    abusando

  7. inseguiti

    …la rima
    il verso rigoroso
    il recondito palesato con sottigliezza
    la bellezza nell’ascolto
    come canto d’usignolo al mattino ancora prima dell’alba
    o soltanto la più disarmante semplicità espressiva
    e non solo in questa arte
    già alla maturità giunta per essere licenziata
    mi rimangono tutti estranei
    così permango estranea io a loro…

    e faccio ridere… inseguendoli fissata

  8. arlecchino

    …è un pescetto quanto un dito
    guizzante e
    vispo
    dei nostri litorali rocciosi
    mio figlio primo
    ancora uno scricciolo
    un giorno d’estate a capo milazzo
    riviera di ponente
    ben
    soleggiata
    tra gli scogli dopo il bagno gettò la
    cimetta
    d’uno che era lì a dormire
    un solo amo scricciolo come lui
    l’acqua tersa come cristallo
    gli mostrò la preda presa
    appena appena per il labbruzzo superiore
    appesa ora fuori acqua
    come aringa al sole e all’aria ad appassire inerme
    mamma mamma
    gridò tutto eccitato
    incapace di fare altro
    liberai il pescetto facilmente sul mio palmo steso come morto
    lo rimettiamo in acqua gli dissi
    sì sì fece eco come avesse a rimediare a un gran delitto
    così immersi la mia mano aperta e il pescetto
    sembrava proprio stecchito
    oibò dissi scuotendo il palmo
    il pescetto come svegliato
    incredulo ancora di avere scampato
    sculettando incerto
    conquistò il suo fondale…

    e ora in questo ricordo è ancora vivo nella sua livrea arlecchino

  9. sormano il ciclismo lombardo al muro

    …a erba
    tutti lo sanno
    dopo il santuario della madonna del ghisallo
    a sinistra andando
    c’è il muro di sormano
    che da 831mt d’altezza porta a 1124mt con un percorso di 2400mt
    ma ciò che è famosa è la pendenza
    12% media con punte di 24
    nel ’66 del 900
    una domenica di sole in primavera il mio ragazzo alla guida
    ed io
    proprio in un 24% in salita
    fummo costretti alla sosta da uno
    che incrociammo scendere
    come
    un folle su d’un bolide
    lanciato
    che fatica ripartire
    tutti i ferodi della nostra piccola 500 fumarono allegramente il
    lungo calumet
    della
    pace…

    che io volentieri avrei dato in testa all’imbecille

  10. …e non pensiate che il 100% sia una pendenza verticale
    esso corrisponde a un piano inclinato
    costruito su un triangolo rettangolo
    i cui cateti
    sono…
    uguali

    ed è una pendenza al limite di ribaltamento
    per chiunque volesse percorrerla
    con qualsiasi mezzo
    anche a piedi
    e
    a
    carponi

  11. …a schio
    in un campo
    già di tavoli pronto
    è festa di angurie la sera
    fino a notte piccola
    e un’orchestrina
    allieta

    mentre le stelle incantate… sorridono

  12. sapori autunnali

    …ti ho detto pezzicale
    disse d’impeto infuocato mia mamma a mio fratello
    una sera di dicembre ancora prenatalizia
    scura in cielo come la pece
    a lume in casa e fuori di lampade fioche
    ti ho detto pezzicale
    ripeté ora come inviperita
    noi tutti la guardammo sorpresi
    ma sì
    disse lei
    mi fa arrabbiare
    le mangia con tutte le pellicine tante volte gli ho
    spiegato
    di pizzicare coi denti e spingere con le dita
    per liberarle
    dalle
    pellicine
    che non vanno mangiate
    e intanto lei innervosita mangiava la lupina senza pizzicarla
    s’avvide turbata
    e noi tutti scoppiamo in fragorose risate
    e
    lei
    pure…

    quanto era buona quella lupina addolcita con sapienza in salamoia
    andava giù anche senza
    pezzicarla

  13. innamorata

    …mi prese come senza peso
    tra le sue braccia sollevandomi
    così
    salimmo le scale
    per la stanza al piano…
    alto

    innamorati

  14. bere l’estate

    …le mandorle pizzute di avola
    lo sa tutto il mondo
    sono le migliori per i confetti bianchi matrimoniali
    e per un buon
    latte
    un litro del quale
    con un pizzico di pazienza che lo rende ancora più buono
    è
    semplice
    preparare
    fin dalla notte dei tempi
    quando si usava il mortaio per pestarle

    ve ne occorrono 500gr sgusciate e non pelate

    portate a bollore un pentolino che le contenga tutte
    spegnete e
    riponete dentro le mandorle per 5 minuti
    sgocciolate e lasciate raffreddare
    ora le potete liberare dalla pellicina senza alcuna difficoltà

    in un frullatore tritatele bene con metà d’acqua senza riscaldarle

    ricoprite l’interno di un colabrodo
    con 2 – 3 fogli di garza ampia
    e versate
    il
    frullato
    lasciate scolare bene in un recipiente capiente di vetro e poi
    con la garza fate un bel fagottino da tenere in cima chiuso con le dita e
    strizzate bene e immergete nel latte ripetutamente più volte
    diciamo
    una
    ventina di volte strizzando e immergendo

    rimettete la polpa nel frullatore con l’altra metà d’acqua

    frullate
    lasciate riposare 10′
    frullate
    e ripete le operazioni col colabrodo e garze nuove

    lasciate in immersione
    il fagottino ben chiuso nel suo latte
    per
    almeno
    30′
    e poi strizzatelo bene

    il litro di latte di mandorla è pronto e delizioso di profumi e sapori

    bevetelo freddo addolcito con zucchero di canna
    oppure fatene granita se avete la macchinetta oppure
    un gustoso budino da consumare come
    dessert

    in tutti i modi vi sorprenderà…

    e se 500gr vi risulteranno molti da lavorare in un solo colpo
    dividete a metà o un terzo
    e lavorate
    ciascuna parte
    separatamente con
    frullatore colino garze e fagottino
    aggiustando
    d’acqua
    e utilizzando i tempi morti d’ogni fase

    e se non trovate le mandorle pizzute di pachino
    ogni altra mandorla è meglio di niente

    e la polpa finale
    non buttatela
    potete usarla per impastare biscotti o… che buono
    se avete la macchinetta
    per fare un gustoso gelato di mandorle

  15. sicilia… terra sanguigna… generosa

    …si sposò in primavera
    in un eremo
    in brianza
    a picco sull’ adda serpeggiante d’ anse e verdi
    era di pachino
    di ricca famiglia contadina
    il padre gli morì
    poco prima e
    avendo ereditato del buon vino
    ne portò tanto in bottiglie
    al pranzo offerto a noi colleghi di lavoro nello stesso locale
    sull’ adda che
    poi fu
    pranzo affollato del suo matrimonio…

    mmm
    che buono
    questo tuo vino
    si diceva tutti noi io appena appena assaggiando
    e le bottiglie arrivavano a iosa
    sulla tavola
    che mai era in attesa di portate buone
    e il tempo trascorreva in allegria
    e fu tanto

    è stata una sorpresa anche per me e i miei fratelli ci disse e raccontò
    in magazzino
    mio padre
    di due botti enormi
    ci diceva sempre di non toccarle
    erano il suo cruccio perenne
    tutta una annata d’un vitigno andata a male in aceto
    e
    lui
    non aveva cuore di disfarsene
    e in vece di aceto
    trovammo
    questo buon vino invecchiato bene negli anni
    ne abbiamo imbottigliato un bel po’ per noi
    il resto e tanto
    venduto
    bene

    accanto al nostro collega sedeva raggiante la donna che fu sua sposa

  16. sconforto

    …morì un giorno che piangeva di pioggia
    dopo un male brutto breve
    chiedendo il conforto di gesù
    al suo funerale fummo tutti e si era
    tanti
    la moglie ancora bella e i suoi due maschi già quasi grandi in lutto

    impossibile da consolare…

  17. le terre cotte di caltagirone

    …mia madre sbiancò
    nel rigovernare le stoviglie
    dopo una cena di capodanno affollata di amici
    si ruppero
    2 tazzine
    d’un servizio di terre cotte smaltate di 24 pezzi per il tè
    decorate
    vistose
    erano di una sua amica prestate
    per l’occorrenza
    mortificata
    non sapeva come rimediare
    e si struggeva
    mio padre la consolò dicendole che i maestri ceramisti di caltagirone
    avrebbero saputo certamente rifarle
    e così fu fatto
    e furono
    rifatte
    in pochi giorni
    solo appena appena differenti
    dissero
    quei maestri
    perché gli originali
    non erano delle terre di caltagirone…

    questa minuzia
    per non essere scoperta dalla sua amica
    fu confessata
    nel restituire i 24 pezzi
    mia cara
    le disse l’amica
    disapprovando
    non dovevi
    i 2 pezzi di caltagirone
    valgono molto più dei miei 24 pezzi sconosciuti…

    e si abbracciarono

  18. un cimelio d’ altre terre

    …il cantro
    al mio paese
    fu smesso negli anni ’50
    quando finalmente tutti furono allacciati
    si notava solo all’alba
    ancora
    scuro
    quando
    il carrocciaio con la botte passava
    per le strade
    come un monatto
    dal
    cuore
    nero… e il suo campanaccio lugubre sbatacchiato
    e chi teneva il cantro lo conferiva
    sostenendolo alto
    con due dei quattro manici che lo caratterizzavano
    attento
    che non si rompesse fragile com’era
    di
    terre
    cotte…
    il monatto sul carroccio lo prendeva per gli altri due manici
    e lo svuotava nella
    botte
    per questo quattro
    per
    passarlo
    sicuro
    e nelle mani del conferitore ritornava vuoto
    intatto
    per un altro giorno d’uso

    alla stazione santa maria novella di firenze sparì negli anni ’70
    ci servivano il caffè venduto lungo i marciapiedi
    tra i treni sempre affollati
    e la piccola tazzina di ceramica a cantro
    era compresa nel prezzo e ti rimaneva
    bella
    snella
    candida
    coi quattro manici
    perfetta miniatura d’un cantro vero
    e lo teneva
    scritto
    in bella vista
    pure

    migranti

  19. …a uno stupido non può sembrare esserlo
    a me sembra esserlo e
    a
    piè sospinto
    da
    sempre…

    lui
    questo mio compagno di scuola alle superiori aveva
    i
    postumi
    della poliomielite
    riusciva a camminare senza ausili anche ben dritto
    ma ogni sua articolazione
    sembrava
    andarsene
    forzatamente controllata per
    conto
    proprio

    era
    per conseguenza ossuto
    e lo accentuava
    vestendo una camicia candida aperta al collo
    in
    abito
    rigorosamente
    nero
    che gli cadeva largo

    non era del mio paese
    così fui sorpresa trovarlo seduto al bar della piazza sul marciapiedi
    una domenica pomeriggio
    sembrava
    solo

    mi avvicinai per salutarlo trafficava intento una settimana
    enigmistica
    fitta fitta di soluzioni già portate a termine
    e nel breve termine della mia
    presenza
    ne risolse altre
    velocemente

    io ancora oggi ho difficoltà a risolvere i giochi più semplici e…

    gli
    altri
    dicono di me
    che
    non sono stupida

  20. …per mani tenuti
    nella battigia camminiamo
    a piedi
    nudi
    non occorrendo parole
    muti

    ed è assonanza nella mia mente… rumorosa

  21. …agosto finito il treno mi riporta al lavoro
    in un vagone dormitorio di seconda classe
    lo scomparto tutto completo

    nelle
    calabrie
    ancora
    tutto è pronto per la notte così
    ciascuno
    è steso
    al suo posto

    sarà un viaggio riposato mi passa per la mente
    e invece è un vero disastro
    non c’è aria forzata
    e gli altri tutti
    decidono
    che

    nessun spiffero è concesso e sono serrati
    porta
    e finestra

    nel ronfare tutti caduti subito
    mi trovo unica sveglia
    soffocata
    d’aliti
    e tant’ altre esalazioni calde ancora

    così mi colloco in corridoio dritta
    sperando
    della notte
    rinfrescata
    il
    rientro…
    sollecito

    stride il treno frenato e si ferma alla centrale
    scendo tutta anchilosata
    tutta la notte su un piede o sull’altro
    lo scomparto mai rinfrescato
    sono
    disfatta

    stralunata… mi avvio claudicante all’uscita c’è aria fresca a milano

  22. progressi

    …agli inizi degli anni ’50
    fu abolita la terza classe così
    quelli di questa classe si trovarono a viaggiare
    negli stessi vagoni
    a prezzo maggiorato
    e quelli di seconda
    declassati
    pagando lo stesso biglietto
    di…
    prima

    naturalmente
    gli originali vagoni di seconda ebbero la nobiltà della prima

  23. …magrissimo
    consunto negli studi
    perseguiti con minuzia certosina
    ingigantendo sempre più d’ occhiali
    per star dietro alle letture
    la classe lo divorò
    incapace d’ogni difesa…
    a nulla servendogli il suo 110 e lode in questo uso

    mi fu… come io fossi se stesso… senza studi

  24. …da l’adda emessa a lecco ad erba
    lambendo
    monza
    è la brianza
    che fu residenza estiva per i signori di milano

    ed oggi ha intatta tutta… la sua bellezza orografica
    vellutata di prati e
    di boschi…
    folta

    in primavera è luogo di vita nuova… bella da percorrere

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