Saggezza

…di talete si narra che
stanco
d’essere considerato dai suoi concittadini
un buono a nulla uno con la testa tra le nuvole sempre
un perditempo insomma
costantemente
squattrinato
un anno
nel bel culmine di una scarsa produzione olearia
comprò
coi suoi pochi quattrini
tutti i frantoi di mileto
ritenuti
oramai inutili da tutti deridendo talete
unico
fesso
a sprecare così il suo poco…

saggio
com’era
e schivo d’ogni ricchezza materiale
talete sapeva che aspettando la produzione sarebbe ripresa e
così
accadde
un anno di grandissima abbondanza
e tutti
dovettero ricorrere a lui
e lui impose il suo prezzo
divenendo ricco e
dimostrando
che il saggio
se vuole
sa il fatto suo
anche sulle cose prosaiche…

40 pensieri su “Saggezza

  1. pensiero Ombroso

    …un viale di platani
    un tramonto grigio
    un giorno uggioso

    la notte
    rotola
    nella veglia

    ombre sono i pensieri una folla che l’alba non sfuma

    • Tranquilla: l’avevo letta. Mi piace parecchio, anche e soprattutto la nevrastenia dell’ultimo verso con le parole così affastellate in contrasto con i singhiozzi lenti precedenti

      • Affastellata è parola meritevole, e già lo è da sola, di un contesto verbale più articolato. Frullano per essa in testa sue compagne flautanti ma nascondono timide ahimè i loro segni latini intelligibili.

        Splendi nel dir degli altri le cose buone che trovi, trovando le parole per dire chiaro quello che, come nel mio caso, era solo un movimento flautato.

        Che fortunata sono ad essere stata colta da te… e ancora sopportarmi.

        Il mio affetto…

  2. pensiero Siderale

    …contai le stelle
    nelle notti di cristallo
    gli occhi
    perfetti

    oggi
    il conto
    non ricordo
    le notti sono spente

    e gli occhi miei

  3. pensiero Agreste

    …grondano canestrati pecorini cauddi cauddi
    ribolle lu
    pintuluni su lu focu fumusu

    caglia la ricotta avi caudda anchi lu sapuri di la fiamma e la dulcizza

  4. pensiero olfattivo

    …profuma di sambuco oggi il parco dei suoi fiori fiorito nell’aria ancora umida

    non c’è sussurro
    tace
    ogni altro movimento
    al cor mio
    sconforto

  5. pensiero Terminale

    …se le fave mangi
    allora
    ti serve
    un cestino per la cottura a vapore in forno a microonde

    sguscia pela e sciacqua bene le fave
    sistemale
    nel
    cestello
    aggiungi una grossa cipolla affettata fine
    un trito grossolano di tre spicchi d’aglio
    mezzo bicchiere d’acqua
    10′ in forno a microonde 600w
    lascia riposare per altri 10′
    riponi tutto in una scodella compresa l’acqua di cottura
    aggiungi sminuzzata una salsiccia saltata in padella aglio e olio
    un bel tocco di ricotta fresca
    un filo d’olio buono d’oliva
    una spruzzata di pepe macinato al momento non
    occorre
    sale
    rimesta
    servi caldo e…
    un sangiovese robusto ci sta proprio bene

    a presto

  6. l’ho fatto oggi “uova in guazzetto in microonde”

    …una tazza grande piena per 3/4 d’acqua
    aggiungere 3 cucchiai di aceto
    un trito d’aglio e prezzemolo
    un pizzico di sale
    uno di pepe macinato al momento
    due uova senza guscio
    porre nel microonde potenza per scongelare surgelati 5′
    aumentare a 200w 2′
    aumentare a 400w 1′
    se l’albume non è coagulato continuare per altri 1′
    sfornare
    lasciare raffreddare un poco per non scottarsi
    condire con filo di buon olio di oliva
    consumare con tronchetti di buon pane raffermo
    un vino rosso sempre robusto ci sta proprio bene
    ma io sono astemia
    che
    peccato

    se l’aglio non è gradito mangiarlo unirlo non tritato da eliminare poi

      • Non si scola, il liquido si consuma intingendo i tronchetti di pane raffermo o, in alternativa, immergendo dei crostini. La giusta cottura si ha quando l’albume è coagulato e il tuorlo no. I tempi dipendono anche dal forno. Il piatto originario si cuoce sulla fiamma. Si soffrigge non bruciandolo l’aglio, poi si aggiunge l’acqua e si porta a bollore, si sala, quindi l’aceto, si riporta a bollore, si modera la fiamma e si aggiungono le uova sgusciate e a temperatura ambiente. Coagulato l’albume, si spegne la fiamma e si aggiunge il prezzemolo e il pepe.

      • Allora: l’ho fatto con esiti semi-disastrosi.
        1) non avevo aglio né prezzemolo
        2) ho messo troppa acqua
        3) l’uovo è cotto troppo…era sodo.

        Ma ci riprovo, con queste varianti:
        1) mettere aglio e prezzemolo, sennò non sa di niente
        2) mettere meno acqua, vedi sopra
        3) inserire solo l’albume, e aggiungere il tuorlo crudo a fine cottura

        Comunque è di una velocità incredibile!!! Ti terrò aggiornata sulle evoluzioni

  7. schiacciata aglio olio prezzemolo pepe nero
    prodotto da forno ragusano per palati forti

    …l’ingrediente forte è l’aglio
    ce ne vuole tanto assai
    3 e più teste complete
    sminuzzato
    fino
    a cui aggiungere un trito di prezzemolo
    in grandissima
    quantità
    anche
    lui
    macerare tutto con un filo d’olio buono d’oliva
    e una generosa spolverata di pepe nero

    il più è fatto

    200gr di pasta per pane già lievitata
    lavorata bene con tre cucchiai di olio d’oliva buono
    spianata a formare un fazzoletto quadro
    spesso
    5mm

    l’altro più è fatto

    farcire il centro per tutta la lunghezza
    tranne mezzo dito finale
    lasciando ai due lati uno spazio libero pari a 1/4 della larghezza
    ripiegare i due lati liberi sopra ciascuna metà del ripieno
    ripiegare ancora a metà come un portafoglio
    sigillare i due lati corti arricciando i margini con le dita

    un altro più è fatto

    infornare a 220° in teglia con carta da forno
    finché
    l’esterno
    è
    ben dorato
    ma
    ancora morbido

    il tutto è fatto

    si consuma a temperatura ambiente tagliando la porzione che basta

  8. Ti ho letta qui sopra solo oggi. Una cosa voglio dirti, stupida ma utile: lo sai, vero, che se tu scrivi qui io me ne accorgo solo se vengo a cercarti? Sotto Talete, dico…
    Diverso è se appiccichi in una pagina nuova…

  9. bioDiversità

    …nel ’65
    quando arrivai in quel di canonica lambro
    oltre la curva nord dell’autodromo di monza
    proprio sul ponte accedendovi
    che lì il fiume è incavato tra articolati dirupi ombrosi boschivi
    una trattoria in palafitte
    lato
    monte
    aveva ancora come specialità un fritto
    di pesciolini
    non più
    pescati

    anche se ancora dava dei suoi tratturi dispiegati ampi sull’acque
    bella
    inutile
    mostra
    d’antiche macchine da pesca
    così
    da lì a poco
    la trattoria
    chiuse
    proprio per questo e altro peggio
    e la struttura tutta in legno
    smantellata
    con
    tanta
    tristezza

    il lambro morto puzzava come cloaca acida e
    l’aria ne era pregna
    disgustosamente
    asfissiante

    una colonia folta di pesciolini
    oggi
    ho visto
    al parco
    un canale che ha solo l’acque del lambro
    e

    a un metro e poco più
    un bellissimo airone cinerino impettito nei suoi colori satinati
    dal bianco al grigio al nero inteso
    sembrava
    non avesse paura
    ma forse era solo estremamente stanco…
    e l’antenne
    dietro la nuca sottili
    lungo
    tutto
    il collo prolungate candide
    lo facevano graziosamente apparire
    come alieno
    dello spazio stellare signore
    signore del volo qual’è
    certo

    rane
    saltavano
    leste
    nel canale
    al passaggio della mia lilly cacciatrice
    eccitata
    dagli odori di nutrie
    nei tanti loro
    tratturi
    tra il canale e i campi
    circostanti…

    dappertutto

  10. lol … avevo equivocato, non avendoti letta qui, e per questo ti chiedevo al Parcolambro? Invece eri sul Lambro, a Canonica, luogo che conosco. E’ proprio come dici tu: negli ultimi anni il Lambro, luogo simbolo assieme a Seveso ed Olona di ogni antropogena turpitudine inquinatrice, pare rinato! Perdona la mia distrazione, ma accidenti (!) come già detto, se ti appiccichi in coda io non so che scrivi e devo cercarti per leggertiiiiiiiiiii.
    Grrrrrrrrr

    • …oltrepassato il ponte
      verso oriente
      al trivio
      che smista arcore tregasio triuggio
      già tra le colline brianzole rigogliose di verdi
      e boschi
      e odori di quella buona natura
      al bivio per tregasio
      verso triuggio
      fiancheggia larga la strada in piano il lambro di canonica
      che lì s’insinua
      di
      rogge
      rumorose
      impervie e tumultuose verso i suoi monti lontani
      e fa da scenario
      per tutta la lunghezza della strada che poi s’inerpica
      a un casolare vetusto
      di sapore
      cinquecentesco
      dall’aspetto polveroso logoro di tempo
      che al piano terreno erano botteghe d’artigiani
      e
      al primo piano
      un’osteria
      zeppa di stanzucce con pochi tavoli
      i muri bianchi spogli
      le volte alte in travi e legni scuri venosi
      e timide luci soffuse spioventi
      ma di servizio fine
      candite tovaglie di lino ricamate
      posate d’argento
      bicchieri di cristallo
      piatti di porcellana
      un mazzolino di fiori freschi
      adagiato al centro con precisa noncuranza
      un nugolo d’impeccabili camerieri in guanti bianchi
      sempre
      pronti
      discreti mai affrettati o rumorosi felpati
      un buon odore di locali aerati
      coi
      sapori
      della natura
      lì tutta intorno viva

      caratteristico era il prezzo
      la cena costosa
      assai
      per signori danarosi raffinati accompagnati
      da belle dame eleganti
      il pranzo accessibile
      con moderazione
      anche a un modesto impiegato
      così si diceva
      così io feci

      impiegata modesta qual’ero
      io
      un mezzogiorno
      andai a pranzo lì
      uno dei quattro cinque tavoli di uno stanzino mi accolse
      gli altri
      avevano ciascuno un avventore
      tutti
      del sesso forte
      silenziosi
      come in una cattedrale compiti
      già immersi nel loro
      pranzo
      muto

      fui servita con attenzione e garbo
      e
      mangiai benne

      uno che mi era accanto di tavolo arrivato
      prima
      di
      me
      dal viso pieno gli occhi rotondi e piccoli
      la pelle grassa segnata di barba folta appena rasa
      avuto il conto
      quando io consumavo il primo
      strabuzzò gli occhi
      cominciò a saltellare sulla sedia
      a balbettare che era impensabile che lui pagasse quella cifra
      alzava la voce
      isterico
      strozzato
      sventolava il tovagliolo ancora appeso al colletto
      il cameriere assicurava che quelli erano i prezzi del locale
      arrivò il direttore
      un gran signore di bella età dai capelli candidi
      il cliente lamentò che
      pur avendola chiesta la
      lista
      non gli era stata data
      (neanche a me io pensai già timorosa ma non l’avevo chiesta)
      che lui era un commesso viaggiatore
      che in tutti gli altri posti mai aveva pagata una tal cifra
      il direttore gli chiese ma lei quanto vuole pagare
      massimo 1.500 lire rispose quello a occhi bassi torvo
      va bene me le dia
      il pagamento fu fatto frettolosamente e l’avventore se
      la
      squagliò
      lesto
      come
      ladro
      furtivo
      perdonato
      la coda tra le gambe
      sudato e rosso di viso alterato

      io ero preoccupatissima
      forse non era vero che il pranzo fosse poi così accessibile
      il cameriere aveva presa tutta la mia intera ordinazione
      dall’antipasto al dolce alla frutta
      la mente contava ripetutamente i soldi che avevo in borsa
      poco più di 10.000 lire
      e se non bastano
      mi faranno credito
      che figuraccia
      e non sono neanche una commessa viaggiatrice
      in che impicci mi sono messa
      il pasto era buono
      cercai di distrarmi
      mangiando
      apparentemente serena

      il conto ammontò un po’ più di 5.000 lire
      quanto
      potevo
      serenamente
      da
      modesta
      impiegata…
      moderatamente
      il mio stipendio essendo 75.000 lire
      quel locale confermando la sua fama meridiana

      uscii risollevata e fu l’unica volta

    • L’airone cinerino, però, l’ho visto al parco Lambro, in uno dei suoi canali. Devo procurarmi un binocolo, il parco si è arricchito di molti uccelli, alcuni mai visti negli anni passati. Uno mi disse che al tramonto si popola di pappagallini un angolo del parco tra la via Pusiano e il ponte di mezzo sul Lambro.

      • LOL non l’ho mai visrto al parcolambro, che sta vicino a Cascina Gobba, ma nel Parco della Valle del Lambro, che un pochino conosco… 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...