Domenica del cieco nato

Nude cosce di terra rivolta
dell’aratro l’acciaio tagliente
modellando questa bruna argilla
in esotiche forme di donna

Primavera contorce la carne
a dispetto di quante ne conti
nello specchio gelato il mio volto
ogni giorno che luce mi desta

Lucida poca pioggia quel campo
dove forme lubriche accavallo
disperdendo i più sciocchi pensieri
mentre passo con te, discorrendo

La mia mente è malata di nebbia
che mi penetra e insegue dovunque
La mia smania è d’ottusa sostanza:
lava questo mio fango dagli occhi



26.III.2017

 

versione inglese
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3 pensieri su “Domenica del cieco nato

  1. Passando, vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».

    Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

  2. La tua sa di brume notturne, di vapori mattutini, di verdi lombardi piani che colorano un cielo unico, di odori, di pensieri corporei. Quella evangelica esprime il mistero che dopo 2 millenni è ancora fede.

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