Mi si attacchi la lingua al palato

Stamattina ho avuto un attacco di rabbia.

L’ennesimo.

Ero in auto e nemmeno in coda.

Alla radio trasmettono una intervista ad una personalità molto importante del mondo accademico italiano, presidente di una istituzione di immenso prestigio.

Costui, in grossomodo dieci minuti dedicati ad ovvietà riassunte tuttavia molto dottamente, riesce a parlare di eventi calamitali, riferendosi non tanto a J.C.Maxwell ma a disastri, e di fenomeni sismatici, intendendo con ciò i terremoti e comunque nulla avente a che vedere con apostasie o separazioni a vario titolo intese.

Come ultima prelibatezza, evidentemente in preda ai dettami della propria iperbolica statura culturale,  pertanto impossibilitato ad esprimersi come tutti e peraltro palesemente contaminato con il peggior burocratese tecnicistico e cretino, è stata Sua cura enfatizzare adeguatamente l’importanza di avere contezza di quanto da Egli tanto brillantemente descritto.

E’ stato a quest’ultimo punto, su quella orrenda, assurda ed inutile contezza peraltro dilagante, che ho perso ogni dignità e controllo e mi sono messa ad urlare turpiloqui di cui nemmeno mi credevo capace.

Ho pertanto dedicato al Ch.mo Professore, appena appena modificato, l’incipit del Salmo 136, le parole che stanno appena prima del Super Flumina di Palestrina o della ripresa quasimodiana: affinché la smetta di pervertire la nostra bella lingua, Egli stesso dovrebbe invocare assieme a noi tutti che “La sua lingua si attacchi al suo palato”.

Non succederà.

Amen

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4 pensieri su “Mi si attacchi la lingua al palato

  1. vi piace la cocacola?
    provatela col tè!
    al posto del limone o del latte,
    basta un fondo di bicchiere,
    anche meno,
    e il tè non si ossida
    e acquista un sapore…
    particolare.

    uuuh…
    che buona!
    specialmente d’estate,
    per la bottiglia piena da ghiacciare
    e poi…
    dissetarsene…

    • Verso i miei 55 anni, dovendo scendere da un treno alla stazione di Codogno, allo sportello aperto coincise sul marciapiedi un giovanissimo poliziotto. Mi guardò e subito s’affrettò affinché potessi scendere gli alti gradini, era un vecchio vagone d’una volta disagevole per questo, senza rompermi l’osso del collo. Sorrisi alla sua solerzia, in cuor chiedendomi mortificata quanto gli apparissi vecchia. Che gli apparirei oggi? Perdo parole, la mente ho offuscata, le gambe malferme e ho solo 75 anni. Ieri alla TV2000 intervistavano una 98enne che assiste anziani abbandonati. Accavallava le gambe, seduta, e sembrava una 60enne, spigliata e vigorosa. Io le gambe non riesco ad accavallarle da anni e sembro quella che sono: una decrepita…

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