C’è tempesta di nuovo

E’ solo ciò che stavo guardando: una tempesta improvvisa sul lago.
Ma nell’aria c’erano urla: Parigi, Londra, Teheran, Kabul …

C’è di tempesta di nuovo sul lago
come in ciò che mi tiene la mente.
Tutti corrono verso un riparo;
io qui aspetto quel fresco sul viso

C’è tempesta di nuovo nel mondo.
Chissà dove qualcuno prepara
nuove guerre nel caldo, in oriente
dove l’uomo conobbe il suo grano

C’è di tempesta di nuovo in città
perse dove nessuno capisce
che gli occorre più senso negli atti
di ciò che vede o sente, che tocca

C’è tempesta nell’anima mia,
nella tua ed in quella di tutti.
Ogni cosa precipita in pioggia
quando manca più ampio orizzonte

 

6.VI.2017

 

Versione inglese

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2 pensieri su “C’è tempesta di nuovo

  1. confusione dell’essere nella turbolenza

    sospesa
    tra l’essere io un essere vaginale
    e l’essere io un essere qual m’appariva il mio quasi ch’era scrotale
    un’estate
    un giorno di vento caldo riarso turbinoso
    cavalcando una motom indomita amazzone
    tra vigne una via polverosa chiassosa di grilli e di cicale
    non un’ombra d’altri tutti al riparo di migliori ripari
    nelle ore infuocate
    la cala deserta mi colse
    e un prurito di mani
    così
    sciolsi il nodo
    e con la gomena in mano saltando
    fui allo scanno subito seduta
    e i remi inforcati
    il vecchio legno portai una spanna più in là
    stetti a guardar la costa orientale
    fin
    all’orizzonte
    lontano
    nessuno
    parendomi il mare opportuno
    un pensiero scrotale comparve
    e il legno remai oltre un capo che mi era accanto una spanna
    a ponentino

    oh che bello mi dissi

    ancora più scrotale
    varcato il capo
    ora il mare vivace
    spazzato dal vento caldo riarso
    lasciato
    il litorale

    è momento di vela perfetto commentai

    così gettai l’ancora issai l’albero e la vela
    tirai l’ancora
    la gomena tesa come corda allo spasmo
    non smosse l’ancora d’un’acca

    presi i remi
    portai il legno oltre l’ancora
    lasciai i remi
    la gomena ritrovai allo spasmo

    rimpiansi il mio non essere stata vaginale

    ora confusa null’altro essendo
    mi gettai in acqua
    m’aggrappai alla gomena
    raggiunsi l’ancora
    il mare violentemente incanalato
    trascinando il legno poi la gomena poi l’ancora
    questa si teneva impigliata in un anfratto
    che manco il mio scrotale quasi
    avrebbe avuto modo liberare

    lasciai la presa e come frullata fui sospirata a galla

    riconquistai il legno

    ora
    grondante
    guardavo il mare tutto verso l’africa ribollire
    come scosso da violento fuoco viscerale

    smontai la vela malamente sbatacchiata

    volevo piangere tutta vaginale

    attesi non sapendo cosa

    la cosa accade

    osservata di nascosto da certi bombaroli
    come capii poi
    posteggiati dietro uno sperone di roccia temendo ch’io fossi
    uno scrotale finanziere a spiar loro fuorilegge
    per esser colti con le mani in sacco
    finirono per accorgersi che ero vaginale
    e non una finzione il mio star nei guai
    e in mio soccorso venuti come prodi baldanzosi cavalieri
    afferrata la gomena
    trainarono il legno con il loro a motore
    finché
    l’ancora liberarono e nel legno mio l’adagiarono
    e come arrivati se ne andarono muti
    appena il tempo mio di abbozzare un grazie
    uno svolazzar di mani tra sorpresa e grata
    nel
    loro
    totale
    non fare manco una piega cupi

    ora tutta vaginale
    coi remi rivarcai il capo
    e il legno con la gomena
    riassicurai

    dove lo avevo distratto

    oggi rimpiango quel momento scrotale
    che come sempre non seppi cavalcare
    perdendo il piacere
    del vento
    che
    porta
    al tuo comando la sua potenza

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