le condizioni

le condizioni sono queste
aver bisogno d’amore
essere innamorata/o
avere idee
allora

le parole escono come note s’un pentagramma che hanno uditorio

Questa non è una poesia che dice
“i musulmani sono come noi”.
Mi rifiuto di essere rispettabile.
Al contrario, amateci quando siamo pigri, poveri.
Amateci come aquiloni,
quando siamo disoccupati,
quando siamo felici,
quando falliamo a scuola,
quando perdiamo tempo,
senza il passaporto col colore giusto,
senza l’accento inglese giusto.
Amateci quando siamo sporchi, senza casa, a volte violenti.
Amateci quando non siamo atletici,
quando non cuciniamo torte,
quando non offriamo le nostre case,
quando non offriamo corse gratis in taxi dopo un evento,
quando siamo infelici, sudici e nudi e non contribuiamo a niente.
Amateci allora, in quei momenti.
Perché se avete bisogno che io vi provi la mia umanità,
non sono io quella non umana.

Suhaiymah Manzoor-Khan,
scrittrice 22enne di origini pachistane,
laureata all’Università di Cambridge,
ha partecipato al concorso letterario Poetry Slam
organizzato dall’associazione di beneficenza londinese Rundhouse, arrivando al secondo posto.

Versione presa qui: la Repubblica.it

La versione integrale in inglese la trovate qui: blog della scrittrice.

4 pensieri su “le condizioni

  1. Sì, ma io di tutto questo vittimismo ce ne ho strapiene le tasche. Il popolo più perseguitato e ammazzato nel mondo, nel mondo oggi, non sono i musulmani ma i cristiani. Io dico che è ora di smetterla.

    • Secondo me non è questione di religioni ma di etnie, di colori delle pelli, di conformazione dei capelli, di diversità manifeste che non sono legati a una religione ma al solo fatto di fare apparire sempre, nel contesto in cui si vive, diversi, da dover essere accettati e farsi accettare ogni istante: nulla valendo che in quel contesto si è nati, si cresce e si invecchia, e se ne abbia la cultura, anche molto meglio assimilata in confronto a tanti che si sentono di casa.

  2. Ovvio che concordo. Ma prego che la si smetta con ciò che chiamiamo “politicamente corretto” e buonismi a senso unico. Così facciamo del male a noi e agli altri. E se qualcuno vorrebbe essere semplicemente essere “uomo” (= umanità…odddio…oggi bisogna pure chiarire! Eccetera) forse dovrebbe iniziare a dismettere sciocchi distinguo (ce l’ho con quella tizia del premio, certamente). Così fanno i bambini viziati. E oggi i bambini viziati ammazzano la gente. Così è. Perdonami!

    • Io, quasi isolata come sono dalla nascita, potrei vivere ovunque. Ma ho visto miei conterranei qui vivere il disagio della diversità. A un mio collega, autore dialettale di cose del suo paese pugliese, nell’impaginare i suoi scritti a libro, ho smorzato le sue considerazioni su questo tema, che lo ferivano ancora come fossero appena accadute: il migrante porta con sé questo fardello. Se poi sono palesi i segni della sua diversità, con questo fardello deve conviverci.

      Ancora negli anni ’60, ritornando al paese per l’estate, in treno affollatissimo, sedeva nello scompartimento una donna torinese, che il marito tecnico andava a trovare in Sicilia, occupato in istallazioni petrolifere: nelle impervie calabrie era evidente il divario col Piemonte e lei sbuffava lamentando questo viaggio tra i trogloditi fatto solo per compiacere il marito, che lei mai avrebbe intrapreso. Intanto scendeva la sera e si faceva buio e si era per arrivare a Villa San Giovanni. Lei guardando al finestrino coste che si perdevano all’orizzonte in un mare di luci articolate in orografie complesse, verso ponente e verso mezzogiorno facendo spigolo sullo stretto, disorientata chiese: ma che cosa è quella regione immensa? Siamo ancora lontani dall’arrivo? Uno, stanco di tutti i suoi rimbrotti sui trogloditi in cui andava costretta ad abitare, sbotto secco: la Sicilia, signora! La sua meta a un tiro di schioppo. E lei se ne meravigliò assai, esclamando: ma davvero? non me la immaginavo così grande e fiorente… anche.

      Ancora.
      E’ dei giorni scorsi una serie di messaggini scambiati con una ragazza in carrozzina e le compagne di classe.
      La cena è per soli noi, senza la presenza di genitori. Tu occorri della presenza di tua mamma, allora non puoi venire.
      Mia mamma mi lascia, va via subito; con la carrozzina elettrica sono autonoma.
      Allora sei di coccio non vuoi capire: non devi proprio venire.
      (dialogo riportato nella sostanza e non virgolettato).

      Io non conosco affatto la ragazza della poesia e sono priva anche delle tue capacità critiche e di analisi. Scrissi le mie parole e poi pensavo di appiccicare l’infinito di Leopardi, ma ero dubbiosa e lasciai. Leggendo poi di lei su la Repubblica.it, decisi di appiccicarla.

      A me sembra il lamento forte, spudoratamente forte, di chi è “politicamente accettata” purché scimmiotti, in questo caso, gli inglesi e chiuda un occhio sui distinguo, di cui, palesemente portatrice di diversità, è soggetta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...