Balletto delle Piccole Bugiarde “Camaleonte”

La mia amica GlitterPrincess Destiny – Storie’s ha creato in Second Life una installazione intitolata Ballet of Little Liars “Chameleon”.
Questo è il mio commento, insieme a qualcos’altro.

Più passa il tempo, più diventi bella nei tuoi lavori. Questa installazione proprio non è qualcosa di sciocco e non ha nulla in comune con le tue prime cose che vidi (Dracula, Alice…). Qui la cosa si fa assai seria ed è solo per adulti, perché i piccoli non possono minimamente immaginare e capire ciò che esprimi. Più di 65 immagini, talora riproposte, per delineare non tanto una storia ma piuttosto le forti e vaste emozioni di una mente, il tutto (dis-)organizzato in una ampia, complessa e ben fatto costruzione fatta dall’abile mano di Terrygold.

Questo è un turbine di tutto ciò che sei, in cui coinvolgi (stravolgi) presenze assai significative per te. Una presenza, soprattutto, evidentemente.

Dentro il tuo cappello magico getti un sacco di cose: esperienze passate in Second Life, vecchie foto, disegni, pezzi di te stessa e di cose e persone che ami. Nello stesso cappello infili sentimenti, emozioni, sensazioni. Poi, come se tu avessi agitato tutto quanto in una enorme frullatore, ecco cosa ne esce: te stessa. La te stessa che noi conosciamo, che lei conosce. Che io conosco.

Ho sentito dire che è troppo disordinata questa mostra, ma non è vero: questa mostra sei tu e basta. Il vetro in cui ti specchi non sta appeso al muro, diritto, ben incorniciato, nella giusta posizione: è rotto ed i frammenti sono tutti sparsi per terra, nelle angolazioni più svariate, ed è lì che ti si vede. È lì che si specchia il tuo volto. La tua mente.

La storia inizia in uno scantinato, con un ritaglio di giornale:

Newspapers kidnap: Incredible as it may seem, it has been confirmed a ballerina has been kidnapped and her where about’s are unknown at this time. However odd the police have received a note from the kidnapper stating that clues lay inside of a metal trunk into the woods deep but adds it would be impossible to find.

 Signed: Shhhh Dance only for me

La ballerina: io ricordo le tue precedenti ballerine, ricordo te stessa rappresentata come ballerina. Qui la ballerina è uno dei fili conduttori dell’opera e, no! La ballerina non è stata rapita, questo era il tuo sogno. Meglio: sì, la ballerina è stata rapita ma non da quella persona che le possa dire: Shhhh … Dance only for me. Lei è stata rapita da se stessa, dalla sua solitudine, dalla sua voglia di essere presa da altri. Dalla sua angoscia.

La ballerina… cioè la marionetta, il pupazzo inerte ed inane che è preso e travolto da fatti più grandi, da pulsioni più profonde e misteriose, che quindi subisce la propria vita. Poi qualcosa taglia i fili che reggono capo e braccia e gambe e la ballerina, già costretta ad una danza d’altro imposta, crolla inerte, immota, inutile. Accasciata sui propri sogni spezzati.

                                              A body collapsed
                                              An escape I am not Dead
                                              To kill a Rose is so hard
                                              is it not?
                                              How many times must I die

Una bambola non viva, non più viva. Qualcuno ha tagliato i suoi fili: lei non può vivere se sola.

Al termine del primo livello dell’opera hai messo una stanza al centro del quale ci si può mettere in posa da ballerina ed allora la stanza intera ruota e con essa le immagini appese alle pareti: lo vedo come un modo per entrarti dentro, con tutte le immagini che ruotano velocemente quasi a mischiarsi l’una nell’altra e tutte dentro di me (dentro di te).

Molti specchi, molti frammenti di quell’unico specchio ormai irrimediabilmente scisso in eterogenee porzioni, ci mostrano te sotto svariati punti di vista. Come dire che ci mostrano svariate te stesse, fino a capire che

0h: so many secrets… so many persons are we…

Questo mi commuove in modo particolarmente intenso. Scoprire quante persone siamo è da anni la mia ossessione: per questo scrivo, per descrivere tutti quelli e tutte quelle che ho dentro, sviluppando un pensiero che ebbi nel 2005 ed a causa del quale quel libro di Virginia Woolf, Le Onde, mi colpì tanto profondamente:

                                                                             Alia

                                               Trucco sfatto lo specchio ributta
                                              di pagliaccio che il tempo costringe

                                               questo sacco di carne nasconde
                                              una folla che ho dentro che aspetta
 

                                                                        Judy Barton, Maggio 2005

 

 E l’amore.

L’insistenza di quella rosa rossa non intacca la consapevolezza che quell’amore è precluso. In una foto siete abbracciate, quasi a baciarvi, ma la sua bocca ed il suo naso sono celati da una mascherina rossa, quasi non voglia essere contaminata da te. E tu sei bendata. Con una benda rossa:

                                              secret little liar

                                               I dream,
                                              I escape, a horror of insanity now
                                              that my heart was so touched,
                                              I will come …
                                              … for you
                                              This is our final performance
                                              familiar breathing
                                              Muted mouths
                                              only you …
                                              can touch close…
                                              behind my mask
                                              little lairs

                                               Shhhh dance me one more time

 

Lei, Kristine, ti coinvolse in una serie di film (questo è il primo della serie) in cui racconta se stessa, con la maturità, l’ironia e l’intelligenza dell’esperienza. Del resto, tu stessa scrivi citando uno di quei film, Maya Veil:

                                              we came alive from Kristine Blackadder “Maya Veil”:

                                              I am your Veil of illusions
                                              not reality
                                              Come with me Come
    

                                                          signed: maya veil

Bene.

Qui tu, quasi delirando, affronti il dolore di un amore impossibile riprendendo e rivivendo e stravolgendo spezzoni e fotogrammi di quei film, raccontando te stessa quasi nel suo riflesso.

Soprattutto due foto sono micidiali.

Nella prima (vedi sopra o qui) Lei è molto bella e terribile, anche se la frangia di capelli scuri le nasconde gli occhi. Al centro della foto c’è la sua bocca con le labbra leggermente dischiuse, rosee, carnose, sensuali. La bocca è in una chiazza di luce
Lei è molto desiderabile e terribile allo stesso tempo. E’ una immagine con molto rosso ai bordi, piena di sangue. Un volto senza occhi, perché una frangia di capelli scuri li nasconde. Al centro ci sono le sue labbra, bellissime, rosee, soffici; la luce è quasi solo su queste labbra, quasi a baciarle, ma l’assenza di occhi è come didascalica all’impossibilità di scrutare l’anima, oppure lascia intendere che lei non è realmente qui, ma altrove. Inoltre, una seconda chiazza di luce si è depositata sul pugno che stringe la pistola: anche la pistola è baciata dalla stessa luce.

La seconda foto è molto simile, ed è una delle ultime, significativamente: le stesse labbra, lo stesso volto, la stessa pistola. Tutto seppia, quasi un bianco e nero. La pistola è diretta alla tempia ora, ma non è quello ad essere terribile: sono le labbra. Le stesse labbra di prima, socchiuse, soffici. Ma grigie: quelle di un cadavere.

                                              My Final Performance: ….

                                               I escape a horror of insanity now
                                              that my heart was so touched
                                              …and now…
                                              my platter is empty…
                                              I will come for you with a rose
                                              This is our final performance

La seconda immagine sta dentro quella che hai definito “casa tua“: uno strano edificio che tende al cielo, come un vecchio faro senza luce, zeppo di rottami e di disordine. Casa tua… te stessa?

Poi c’è la faccenda di quell’altro colore.

Mentre visitavo la tua opera, ti chiesi:

“Glitter, please, why that blue color? It is unusual for you”

Mi hai risposto così:

“I felt it, I don’t know why. I’m not sure, really:  just a feel”

Solo una sensazione. Infatti, fin dalle prime immagini, al rosso del dolore e della tragedia aggiungi il blu del ghiaccio, del freddo. Non sapevo che anche il blu potesse fare tanto male.

Lì vicino, mentre passeggiavamo, ho visto quella immagine di te, ritta, in abito lungo, ed ho commentato: “Come una divinità greca, ma rigida, solida, come fatta di calcestruzzo”. Tu, lì, sei completamente bloccata, anche se l’immagine si intitola “I come to you”.

Infine, hai voluto seppellire tutti i frammenti di te stessa in quel boschetto di betulle, ma ciascuno per suo conto, nel proprio loculo. Proprio non ce la si farà mai a ritrovare l’uno che ci abita?

Da qualche parte, tra le immagini, hai messo una citazione di Nietzsche

 

                                              The demand to be loved
                                              is the greatest of all arrogant presumptions

Può essere, ma noi ne abbiamo bisogno.

Kristine si è raccontata, anche insieme a te, nei suoi machinima lucidi, razionali, sobri. Tu qui le contrapponi il caos delle tue immagini sovrabbondanti, colorate, drammatiche: eterogenee gocce di emozioni forti. Così, voi due continuate a dialogare, ciascuna nel proprio modo che è quasi l’opposto dell’altro.

Glitter, insomma: mi piaci e ti ringrazio per avermi fatto entrare dentro di te con questa magnifica opera. Non mi ricordo di aver visto in SL qualcosa di simile.
Qui io posso vederti, vederti dentro e senza protezione.
Qui non trovo belle immagini, ma molto di più, perché vedere te è anche vedere me.
Grazie davvero tanto per aver mostrato così la tua anima, nuda, come io provo a fare quando scrivo senza molto successo.

 

2 agosto 2017

 

Versione inglese

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