la forza – narrativa senza dialogo sui 100 scaloni e dintorni a cava ispica

(tutte le foto – tranne il corso e la panoramica prese da google – sono del sito del comune

loScalone

i 100 scaloni

duecentottanta gradini nel calcare intagliati
scendono
in galleria protetti
dall’alto della rocca forza al piano
quaranta metri circa sotto
per assicurare
d’acqua
soprattutto in caso d’assedio
come di san patrizio il pozzo ad orvieto una variante primitiva
la comunità rupestre
che in cima aveva il fortilizio di mura e bastioni circolari
ampio
luogo
protetto
fin dai tempi iniziali dei normanni
millecentosessantanove
durato per secoli
sinché
l’11 gennaio 1693
il terribile terremoto della val di noto tutto mandò in rovina

Cava_torre_fortilitium

la rocca forza fortilizio

siamo a spaccaforno ora ispica antico feudo e signoria dei principi statella sino al 1812

c’è sole
è mattino presto
una domenica
ancora di primavera gli ultimi giorni
m’è compagno un amico meditativo ai silenzi predisposto spirituale
lui studente delle belle lettere io
contabile disoccupata
andiamo per siti rupestri
in quel che è cava d’ispica
una fenditura articolata dalle pareti a picco
come di fratture per terribili terremoti
in epoche lontane ancora non umane
che interessano
le ultime propaggini sud orientali dei monti iblei
e i venti le piogge e altri accidenti hanno
inciso di grotte
poi adattate dai primi umani
sin dai secoli
più
ignoti e
in epoca cristiana
alcune
in chiese

planmtriaCavaIspica

in verde lo sviluppo di cava ispica – in bianco l’altipiano – lo strapiombo è nei punti più alti circa 40 metri

Panoramica

panoramica del paese dell’altipiano della cava – quella che sembra una strada sul fondo della cava è il rio favara ora in secca – l’alto piano è mediamente 170 metri sul livello del mare distante tre chilometri in linea d’aria

percorso il corso garibaldi largo e signorile
saliamo la stradina dei quartieri più antichi popolari
che in cima è sulla cava
e dirupi di calcare
ci fan scendere di gradini naturali al macello
sotto la rocca forza
che un percorso ora più agevole ma sempre scosceso
ci porta giù al fondo
dirimpetto a santa maria alla cava
una delle chiese rupestri
c’è il rio favara d’acque limpidi
gorgoglia diamantino
tra massi sassi di dirupi di millenni
e in conche fa piscine
tintinnanti
per i bimbi luoghi di schiamazzi e bagni
tra cespi di carrubo e orti e agrumeti e frutteti ove possibile
dai padroni
vigilati
per timori di ruberie
ché preziosissimo è ogni frutto che qui matura
tutto di sudori di braccia e gambe e schiene rotte

CorsoGaribaldi

il corso garibaldi e oltre i quartieri antichi popolari ancora di tracciato medievale

SantaMariaAllaCava

esterno santa maria alla cava

SantaMariaAllaCavaInterno

interno santa maria alla cava

noi si prende a sinistra che tratti di terreno battuto fanno lesto il cammino

Cava_Ispica

sulla sinistra in centro il volto e ai piedi l’enorme masso – le erosioni e i crolli non hanno soste

ora si cammina a piè di dirupo
e c’è fruscio d’acqua
alto sulla costa un canaletto scavato porta alla ferrovia il fabbisogno idrico
ed è tutto di muschi e penzolare aggraziato di piantine dalle minute foglioline
e luogo dissetante per piccoli animaletti d’ogni specie
superato un costone
ecco
un masso
quanto un casone tondo
è sul fondo unico
e la parete alta in cima ha il profilo d’un uomo vigilante e corrucciato
noi si passa intimiditi tra così tanta solennità
tra costa e masso appena lo spazio
poi avvolgendo questo
saltellando su sassi affioranti il rio
siamo sull’altra sponda di nuovo su percorso buono
e lesti riprendiamo il passo
ché tanto è il cammino ancora
in questa natura primitiva e rigogliosa
di tante vite
che il rio benefica

gazze ladre merli fringuelli e passeracei
civette e barbagianni
lepri conigli faine e volpi
per dire dei più grossi
e il rio tutto un brulicare d’insetti girini rane e rospi e
le lucertole
crogiolarsi di sole dappertutto

superiamo un noce al margine del battuto e ci sentiamo leggeri per il passo agevole

di tanto in tanto
piovono voci dall’alto e scoppi fastidiosi di motorette
e sembrano venire
amplificati d’echi e rimbombi cavernosi
da altre dimensioni misteriose

intanto il terreno ci porta ad attraversare il rio altre due volte

Castello_Sicano_02

il castello rupestre

sinché
ancora il sole a rispecchiare la parete sinistra
la cava allargandosi
s’apparecchia improvviso un trivio
e su quel ramo sinistro
allo spigolo
il castello rupestre
nostra
meta
sono le undici de mattino
noi ai suoi piedi sull’altra sponda
piccolissimi
sotto un lembo d’azzurro turchino

sinora nessuno dei due ha proferito verbo tranne il laconico ciao del mattino

ammiriamo lo spazio la vegetazione
la parete a picco
corrosa come molare guasto
gli affacci tenebrosi degli ambienti cavernosi su quattro piani
tracce di camminamenti tra gli ambienti
impossibile andare oltre
l’impervio è di dominio

per una visita sul sito
dice l’amico rompendo il silenzio
occorre arrivare da modica
sull’altipiano
un contadino ivi fa da guida sicura
per non incappare in possibili cadute anche tragiche
è opera umana
di epoca tardo medievale
s’affaccia da entrambi i lati dello sperone
e ha crolli dappertutto

già il sole è sul fondo
s’appresta mezzogiorno
riprendiamo il passo indietro
siamo sul corso garibaldi
che rintoccano le due
l’ora nostra canonica di tutti a pranzo
accaldati e col fiato grosso per gli ultimi passi affrettati per non fare tardi
ci
diciamo
ciao

ed è tutto qui il nostro dire

2 pensieri su “la forza – narrativa senza dialogo sui 100 scaloni e dintorni a cava ispica

    • le tracce più antiche, sull’altipiano, sono necropoli di origine fenicia. Mentre i cristiani dei primi secoli nelle grotte della cava fecero numerose catacombe.

      L’attuale faccenda degli ingrottati in Thailandia, mi ricorda di una leggenda di altre catacombe nelle campagne del paese, verso Noto, Mi ci portarono un lunedì di pasqua io dodicenne. Erano percorribili pochi metri dall’ingresso. Poi uno spesso muro in pietra impediva il prosieguo. Quelli che ci ospitavano alla scampagnata pasquale ci dissero che il muro era stato costruito in epoca imprecisata perché un maestro e i suoi alunni vi si erano dispersi. Secondo la leggenda dettaci le catacombe si sviluppano per chilometri, sino a congiungersi con quelle di Siracusa, lontana 50km, e sarebbe di molti rami circolari e comunicanti, da confondere come in un labirinto.

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