Guardo il caldo

Oggi vado in vacanzaaaaaa!!!!!!

Guardo il caldo dall’ombra, dal fresco
della grotta tra l’edera vecchia.
Afa insiste e cicala di fuori
nella luce spietata del giorno

Vivo all’ombra tua, fresco riparo
dall’affanno che spesso mi prende
sul lavoro o per strada se fisso
volti vuoti ricolmi di niente

E’ passato da poco il solstizio
che è vittoria dei vivi sull’ombra
Quasi scordo la fine dei tempi
che si approssima e pace discende

Siamo all’ombra di mano potente
che ogni cosa governa nel meglio
Siamo naufraghi dentro nel mondo
ma non soli. Ci siamo e c’è un Senso

28.VI.2019

 

Versione inglese

90 pensieri su “Guardo il caldo

  1. qui
    è il mio posto
    questa sorta di taccuino arruffato di parole
    e una lettrice

    che è uno scritto senza un lettore
    e io
    ne ho una
    qui

  2. non so tracciare linee che abbiano senso all’osservatore
    non so produrre note che siano piacevoli all’ascoltatore
    non so scrivere parole che dicono all’intelletto del lettore

    come il diabete che ti asseta la carne
    e mai ti sazia
    un sorso d’acqua

    così quelle m’assetano la mente
    e non ho come saziarmene
    priva come sono proprio di quelle

  3. già da più d’un anno tuonavano i cannoni italiani
    in africa orientale
    in grecia
    nei balcani
    in russia
    e quella poltrona al tavolo della pace
    che sembrava
    imminente
    il 10 giugno 1940
    non se ne vedeva affatto l’arrivo quando io nacqui una notte
    torrida
    a cavallo del solleone
    tra i monti iblei
    nella val catania
    un paesino fondato dai greci duemila anni
    e rotti secoli
    prima
    mia nonna materna comprò per me un buono postale di 1000 lire riscuotibile
    30
    anni
    dopo
    io già contabile a 100 mila lire al mese e

    madre

  4. con i miei pizzini natalizi e pasquali tormento un amico
    inviandoglieli
    per email
    com’è ormai consolidato da tempo fare con le epistole non più cartacee

    questi
    il mio amico
    ci mette giorni
    a rispondere

    non sa cosa dire al perseverare della mie stranezze scritte

  5. dove gli iblei precipitano sul mare
    un tempo lambendone le acque
    ora distanti un volo lungo di rondone
    che l’estate riempiva
    affollando
    di suoni e voli disordinati
    (per via degli insetti da catturare)
    il cielo
    terso
    turchino
    lì s’arrocca l’ultimo mio paese
    che mi ebbe bambina
    per poi lasciarmi adulta
    migrante
    in lombardia

    l’antico si rompeva
    sparivano i carretti e con loro le stalle recuperate alle case
    le campagne irrorate di veleni
    sparivano gli insetti e con loro i rondoni ed altre bestie
    imperversavano i jukebooks a tutto volume
    e il 45 giri andava a ruba tra gli adolescenti impazziti
    si scoprivano gli elettrodomestici
    e i primi negozi esponevano frigo tv e lavatrici come miraggi nel deserto
    migravano in tanti per il mondo
    lesinavano la vita
    per una casa
    nuova
    moderna
    in paese
    che così si espanse a macchia d’olio

    era
    appena sbocciata nell’adolescenza
    la mia amica delle medie
    la cui famiglia tutta cuciva maschile il padre
    la mamma
    e due fratelli più grandi
    loro
    un settembre
    lasciarono il paese per l’america
    lasciando lei ai parenti perché finisse la terza
    e poi
    sul finir di giugno
    s’involò
    lei

    così a me sembrava si fosse immersa in quel mondo magico tutto celluloide e lustrini

    ritornò adulta
    fuggendo da un mondo non per lei
    riportando i genitori divenuti benestanti e canuti
    ed ebbe la sua casa nuova
    un marito
    e
    tanti figli

    mai più incontrandoci

  6. ho percorso a piedi
    trecentosessantacinque giorni
    cinque ore
    quarantotto minuti
    quarantasei secondi
    senza mai soste
    la mia via intorno al sole
    già calcata
    per quattro miliardi
    cinquecentoquarantatré milioni
    settecentosettantasei mila
    duecentotrentatré
    volte
    e
    ora

    un nuovo inizio instancabile ancora ho

    auguri
    terresti trasportati gratuitamente
    benvenuti a bordo per altri
    novecentoquarantasei milioni
    ottanta mila
    e rotti chilometri

    che questo nuovo viaggio
    sia
    come per ciascuno ha speranze nel cuore

    la vostra benamata madre terra… che vi ama

  7. come tutti sanno
    wikipedia
    è aperta a tutti sia
    per aggiornare i contenuti già presenti che
    aggiungerne di
    nuovi

    orbene
    già qui dissi che uno studio statistico non scientifico
    (per ovvie difficoltà di considerare un idoneo numero di variabili in gioco)
    pone a centootto miliardi le persone vissute negli
    ultimi
    cinquanta mila anni
    partendo da una coppia di novelli adamo ed eva

    sarebbe interessante anche conoscere il numero
    (probabilmente modesto al cospetto del primo) di
    coloro che
    la storia
    ne ricorda per qualsiasi motivo il nome
    così lasciandone traccia a tutti del
    loro
    essere
    stati

    eccomi
    mi prudono le mani
    affinché io non sia nella massa anonima dei centootto miliardi
    per passare
    al novero dei noti enciclopedicamente

    ecco
    in wikipedia
    potrei calmare il mio prurigine o

    ancor meglio potrei inventarne una per tutti coloro che ne hanno

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