dedicato a…

dedicato a… “una amica che dà coraggio”

di parma
il parmigiano ha il nome famoso e
col buon burro d’una volta che quello d’oggi è solo grasso
e il mio palato giovanile tutto una foresta folta di golose papille
di spaghetti vermicelli così
conditi
e inondati di quel buon formaggio crebbi
forte
di appetiti sani
robusti
ma c’è dell’altro
e non è da
poco

dall’india gli arabi non più in sicilia alla sicilia
del quindicesimo secolo
fecero
il regalo d’una piantina il cui
frutto
la mela insana
come l’ebbe a chiamar l’artusi
da qui partì alla conquista dell’europa e
a parma ebbe
col parmigiano
il suo
trionfo
culinario
così che l’isola e il ducato di parma e piacenza ebbero
d’un antico gemellaggio vegetale
comune
buongusto

come vico giambattista ebbe della storia a dire dei corsi e dei ricorsi
quel corso è rinnovato e
ancora
dalla sicilia partendo ora io
terra mia natia
fui
a
parma
migrata virtuale con questo mezzo
ed ebbi
da una fiorita amica ivi
i suoi profumi intensi
a migliorare i miei

come la mela insana
da quella terra di sapori buoni e genti schiette
le loro
essenze
ebbi…
a dir meglio del mio

9 pensieri su “dedicato a…

    • Le melanzane, come le zucchine, fritte sono esaltatori di sapori: aggiunte a una semplice salsa di pomodori e basilico rendono gli spaghetti un piatto da re.

    • I carboidrati fanno male, il glutine fa male, lo zucchero fa male, la carne fa male, le fritture fanno male: del regime alimentare cosiddetto sano si muore come del regime alimentare ritenuto perverso; ma con quest’ultimo i pasti almeno hanno colore.

  1. Siamo abituati a cose che in realtà mai appartennero all’Europa e ai suoi palati. Nemmeno per alleviare la fame dei poveri. Polenta, patate, fagioli, pomodori, peperoni di ogni varietà sedicente “autoctona” al sud… basterebbe questo misero elenco. Difficile da immaginare.
    Ora però l’ulteriore scatto globalizzante ci propina componenti che nessuno ha scientemente voluto importare. Dopo l’epopea della robinia e del pessimo ailanto (queste due, sì, ahimé, scientemente importate), ecco che ora si va da Ambrosia a Senecio inaequidens, per stare solo e strettamente sui problemi sanitari, ai vari coleotteri che fanno strage nelle coltivazioni (Popillia japonica, Halyomorpha halys e via di seguito). Tralascio i disastri ecologici delle innumerevoli piante esotiche invasive, oppure i casi eclatanti dei gamberi americani… tutta roba contro cui la lotta è per lo più velleità insensata e dispendiosa.
    Comunque, è molto arduo stabilire una data che fissi l’ammissione a “pianta nativa” in qualsiasi terra, dato che l’uomo ha sempre viaggiato portando con sé, volente o nolente, altri organismi: qualcuno potrebbe obiettare che frumento, papaveri e fiordalisi non sono nativi in Europa in quanto provenienti dall’Asia (e qui la Genesi è molto vicina al vero, raccontando dell’inizio dell’agricoltura tra Tigri ed Eufrate). Altri potrebbero ricordare quanto cambi il contesto floristico, vegetazionale e faunistico in tempi geologici: elefanti e rinoceronti popolavano l’Italia non molto tempo fa: solo alcuni milioni di anni fa, prima delle glaciazioni di cui abbiamo scoperto traccia.
    Quanto ha senso incaponirsi nella lotta contro gli alieni?
    A mio avviso, per quanto concerne gli insetti, non ha nessun senso: tanto vincono sempre loro e mai (mai!) l’uomo è riuscito ad estinguere nuovi arrivati a sei zampe; inoltre di solito gli insetti sono così numerosi in specie, che prima o poi qualche concorrente o qualche parassita salta fuori ed il boom iniziale dell’alieno è in pochi anni ricondotto a più miti presenze.
    Quanto alle piante, talora il danno in termini di biodiversità locale è enorme, ma anche in questo caso la lotta pare spesso velleitaria, ancorché io ne condivida appieno le finalità.
    In altre parole: siamo dei gran pasticcioni, spesso inconsapevoli delle conseguenze dei nostri atti e spesso completamente sviati dal nostro delirio di onnipotenza, che vale a livello dei singoli individui e dell’intera specie umana.
    Poi basta un virus.
    Eppure, ancora, dopo pochi mesi ci incaponiamo e deliriamo.
    No: non cambieremo mai. Abbiamo come un baco dentro.
    Scusami Lyth … sai che su certe cose è facile che mi si prenda la mano….

  2. Una bella mano!

    In Sicilia un insetto arrivato dall’Egitto con piante da appartamento ha fatto strage di palme da dattero anche secolari: le sue larve depositate nell’apice vegetativo delle piante le ha ammazzate inesorabilmente.

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