natività

con assi
un tavolato ampio costruito a coprire
un
angolo
di
casa
il pavimento
e sopra di sassi e gesso un declinare imponente di
rilievi a
ridosso dell’angolo giù
pei muri
precipitano al
piano
e una stalla contiene tra
le
grotte la
più
ampia

di terre e di licheni e di muschi
tempere colorano i
volumi
e la sabbia
poi
ricolma
il
piano
e traccia tortuoso un corso d’acqua che
dai
monti
scende tumultuando e
in
bacino s’allarga finendo
all’angolo
opposto
del
suo
sorgere

palme casupole mulini fucine botteghe
viandanti artigiani contadini pastori
capre pecore cammelli bovi asini galline oche
percorsi e ponti
orti e vigne
vite
selvatiche
luci e lucìgnoli
fanno del nudo angolo un luogo vissuto
sovrasta una cupola brillante di luci e
decorano
i muri le stelle
sopra
i
rilievi

una stella brilla su tutte puntando la stalla
alla mangiatoia ruminano
lenti
l’asino il bove
una cesta in terra è già una
culla
giuseppe maria
vi
fanno
paziente
corona

in alto
sulla cresta dei monti
ancora lontani
i
magi
sui cammelli
dondolandosi lenti
viaggiano
guidati da tempo
da
una
cometa

è attesa è vigilia e a cena
questa
sera
le famiglie in festa
allo scoccare del giorno nuovo

nella cesta
il bimbo
adageranno lieve
trepidando i cuori di tutti

«Non temete
ecco
vi annuncio una grande gioia
che sarà di tutto il popolo
oggi
nella città di Davide
è nato per voi un Salvatore
che è Cristo Signore
questo per voi il segno
troverete un bambino avvolto in fasce
adagiato in una cesta
ai
piedi
di una mangiatoia
»

così
pioverà
dal cielo
sui più umili la voce Divina e
la notte di essi s’affollerà
tutta
in
stupite

adorazioni

4 pensieri su “natività

    • Il mio è essenziale: occupa il poco spazio libero tra i libri. Quello descritto fu costruito da mio padre il natale ’48, per dimenticare quello del ’47, che dal 2 novembre sino agli inizi di marzo dominò la preoccupazione che ebbero per me ammalata di tifo. Sono le opere a valere…

      • Un’accanita… i miei fratelli e mia nonna furono ospitati da amici, la casa sigillata e al portone in strada il cartello di pericolo di infezione, la stanza dove mi collocarono aveva solo il letto e una sedia e le due porte di accesso dovevano essere sempre chiuse, potevano entrare solo mia madre e il medico curante, il letto veniva cambiato più volte a causa delle mie incontinenze e il lavaggio dello sporco doveva rispettare un protocollo rigidissimo. Solo a primavera inoltrata mi permisero di non stare a letto ma imbacuccata nella lana. A fine maggio potei uscire nelle ore più calde, In strada ero sempre sola perché tutti gli altri erano a scuola. Solo con l’estate le giornate ripresero il loro corso naturale.

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