Spinoza

Spinoza

filosofo razionalista 1632 – 1677 olandese
di origini
portoghesi
ebraico-sefardita
fuggiti per essere marrani
convertiti al cattolicesimo con la forza
ma rimasti fedeli al
loro
credo
studiò
dapprima
il Talmud e la Torah
poi
si avvicinò agli studi dei classici latini
di spirito ascetico
condusse una vita parca d’ogni eccesso
e distaccata dalle ricchezze terrene
approfittando delle scomuniche della comunità ebraica
per il suo pensiero laico-filosofico
ritenuto
eretico e blasfemo
le sorelle
alla morte del padre
gli
negarono la sua parte di eredità
Spinoza
fece ricorso alla legge
vinse
e si contentò di un modesto divano
si mantenne
lavorando come molitore di lenti
attività
che unita ad una magrezza eccessiva per
mangiare
praticamente
nulla
lo portò alla morte a soli 44 anni per silicosi e tubercolosi

rifiutò
una cattedra universitaria
e tenne sempre un comportamento dignitoso
e
la
cura
del suo abbigliamento
tenne relazioni epistolari con diversi
personaggi
eminenti
dell’
epoca
e…
Leibniz lo andò a trovare nel 1676
i suoi libri furono messi all’indice sia dalla
chiesa cattolica che
da quella
luterana

e…
della solitudo
eccone
le
conclusioni
di una
studiosa

“… nel sistema di Spinoza solitudo e governo democratico sono gli opposti
paradigmatici della possibile condizione umana: la barbarie e l’inciviltà dell’apolitico,
contro la miglior forma di governo che si possa pensare per dar piena espressione
all’umano esistere. Da una parte lo stato in cui ogni libertà è negata, dall’altra il regno
della libertà che si alimenta dell’equilibrio più utile tra pace e sicurezza. Il luogo ove la
ragione è schiava o cieca, opposto a quello dove il singolo ha la libertà di vivere secondo
ragione e la moltitudine è guidata da un sistema razionalmente costruito.
La solitudine, il deserto, la desolazione o, aggiungerei, il vuoto costellato di singoli, è
quello che Spinoza rifugge, accostandolo più volte alla barbarie. È quasi una situazione
limite, una figura in cui si incarna il fantasma dell’asociale, dell’apolitico. La solitudo è
privazione, inadeguatezza, sudditanza e annullamento di se stessi come esseri liberi;
perché in quella condizione è negato l’affermarsi della propria natura di uomini
(conatus), è negata la possibilità di perseguire la virtù, è offuscato il giusto equilibrio tra
passioni e ragione che sta alla base dell’agire umano.
La solitudo si concretizza ogni qual volta l’uomo non è libero, nel senso spinoziano
del termine: perché nessuna forma politica può sopravvivere alla perdita di libertà senza
diventare solitudo, perché nessuno stato può sopravvivere quando viene meno il fine per
cui si è costituito, e quel che rimane è solo deserto e desolazione.”


Tratto da
La solitudo in Spinoza
di Elisa Basili

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