i fluire

i fluire

fluisce il Lambro
quasi
in secca

fluisce il venticello
ancora
in spifferi ghiacci

fluisce il cielo
in
stagioni arrovellate

fluisco io
raggrinzita
il seno senza vita mollemente vuoto

cascante…

vizzo

7 pensieri su “i fluire


    • un fiume in piena

      le cave sono delle ultime propaggini Iblee che
      si aprono a ventaglio
      dalla Val Catania nello Ionio
      alla Piana di Gela sul Canale di Sicilia
      strutture nude rudi articolate
      incise profonde tortuose nel calcare alte corrose cavernose pietrose dirupanti
      territorio dei corvidi carcarazze dai profili snelli asciutti scattanti eleganti
      e
      di lepri faine volpi conigli topi colombacci passeracei
      e… ancora… di lucertole scarabei formiche mosche calabroni

      il rio Favara
      sorgeva
      in una di queste
      e rendeva
      esplose
      le
      vite vivaci
      di tutti i regni e…
      girini rane libellule idrometri ne avevano case stabili
      perenni

      d’autunno
      le piogge
      vi tumultuano impetuose travolgenti e
      trascinano
      tutto
      pesante leggero volatile
      torrenti in
      piena

      l’autunno del 1952
      il cielo un arruffo tumultuoso di grovigli di nuvolo grigio bianco nero
      piogge battenti da tutta una notte e raffiche di vento
      il rio
      gonfiarono di
      onde
      enormi
      spumeggianti travolgenti e il
      mattino
      la statale si svegliò come vena lacera a
      convogliare
      tanto
      vigore
      veloce… verso il mare ad un tiro balistico vicino

      commesso viaggiatore instancabilmente in viaggio per clienti
      quella vena
      sfidò all’alba impavido per non perdere commesse
      e la balilla nera d’un passato ancora recente elegante
      si
      piantò

      in mezzo immobile scoglio fragile sulle ruote traballante
      l’abitacolo
      inondato
      saltò sul tetto
      fuscello
      all’intemperie
      fragile
      spaventato
      venti trenta i passi o poco più per il terreno stabile rifugio sperato
      agitò le braccia
      gridò
      aiuto aiuto… aiuto… disperato
      piantato instabile sui piedi divaricati il tronco accovacciato il viso atterrito

      lo videro i monaci
      alti a picco sui dirupi della cava li al limitare
      ciabattando di sandali
      le vesti dalle mani trattenute svolazzanti
      giù
      saltellanti come capre tra i dirupi agili
      per percorsi tortuosi
      misteriosi
      come rivoli volando anche loro impavidi sull’impossibile
      a lambire della vena giunti iniziarono cordone umano la mano tesa del
      monaco
      in
      testa
      e quelle dell’altro agitate d’attese scorate speranzose

      un’onda crudele travolse l’auto il commesso lambì i monaci attoniti impotenti

      lo trovarono tra i cannizzi della foce impigliato
      goffo
      senza peso galleggiante
      in
      pose
      innaturali
      spezzato
      manichino lacero stroppio imbottito di fangosi stracci
      non più umano

      il sole ora faceva capolino sereno sorridendo

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