Autoritratto

 

selfmade trio

I machinima di Kristine diventano sempre più belli, tecnicamente e sostanzialmente. Guardate questo!

Due donne assai simili, quasi identiche, dall’aspetto assai sobrio.
La più semplice, la più carina per me, è scalza. Poi c’è l’altra, assai simile ma più elegante: bastano un filo di rossetto ed una rosa rossa. Le scarpe, naturalmente.
Una è alla luce, lo sguardo duro, deciso, volitivo.
L’altra ondeggia e brancola nel buio, gli occhi quasi sempre chiusi.
Si muovono entrambe a ritmo di musica e sono perfette in questo: ma una pare dirigere il gioco, l’altra subirlo fino a perdere l’equilibrio e cadere sulle ginocchia, colpita e trascinata dall’impatto quasi fisico prodotto dalle folate di note che Vivaldi elargisce superbamente, a raffica, in una Estate di vento gagliardo e temporali.
La donna ondeggia, vorrebbe tenere serrati gli occhi, forse dormire, forse non vedere.
Certo non guardare.
Ma la vita, la musica, incalza.
Uno strano uccello di un rosa improbabile ci viene proposto.
La donna si rialza ma è colpita ripetutamente, boccheggia, fino a che alza la mano: Fermatevi! Basta, ho capito. Come volete.
Annuisce, apre gli occhi.
Diventa l’altra.
Si mischia con essa.
Una unità perduta si ricompone.
Nevica ancora, ma l’uccellino rosa ora è in un giardino.

 

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