Le lettere d’amore, di Roberto Vecchioni

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Ero in auto, quando la sentii per la prima volta. Stavamo andando da amici, a Varese, sull’autostrada, e la radio era accesa a caso.

Ebbi un soprassalto, sia perché riconobbi la qualità del testo, sia per l’assonanza dell’oggetto della canzone con la mia vita. Con certa mia vita.

Dopo la crisi che ebbi, anni prima, e che mi portò sull’orlo (anzi: oltre l’orlo) di una situazione molto seria, causando tra l’altro una magnifica indigestione di tutto il Guccini possibile, nello sconcerto di amici e parenti, avevo ripreso a non ascoltare più le canzonette ed ero tornata a Rachmaninov, Prokofiev, Beethoven, Vivaldi, Mozart, Chopin e così via.

Ma questa canzone era fulminante e lancinante. Conoscevo Vecchioni solo di nome e di Pessoa non sapevo molto.

Ora i suoi eteronimi mi sono familiari ed in questo suo strano mondo ho iniziato a rispecchiarmi. Io, con tutti quelli che scrivono per me perché mi vergogno di farlo in prima persona.

Il problema è poi sempre lo stesso: la realtà esiste, i sogni no. La tabaccheria c’è ed i suoi avventori anche. Per incontrarli occorre uscire di casa ed andare da loro, non immaginarli. E se è così per una tabaccheria, figuriamoci per qualcosa di infinitamente più importante come l’amore.

Le lettere d’amore

Fernando Pessoa chiese gli occhiali
E si addormentò
E quelli che scrivevano per lui
Lo lasciarono solo
Finalmente solo…
Così la pioggia obliqua di Lisbona
Lo abbandonò
E finalmente la finì
Di fingere fogli
Di fare male ai fogli…

E la finì di mascherarsi
Dietro tanti nomi,
Dimenticando Ophelia
Per cercare un senso che non c’è
E alla fine chiederle “scusa
Se ho lasciato le tue mani,
Ma io dovevo solo scrivere, scrivere
E scrivere di me…”

E le lettere d’amore,
Le lettere d’amore
Fanno solo ridere:
Le lettere d’amore
Non sarebbero d’amore
Se non facessero ridere;
Anch’io scrivevo un tempo
Lettere d’amore,
Anch’io facevo ridere:
Le lettere d’amore
Quando c’è l’amore,
Per forza fanno ridere.

E costruì un delirante universo
Senza amore,
Dove tutte le cose
Hanno stanchezza di esistere
E spalancato dolore.

Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
Non è quello di un uomo,
E si rivide nella pena
Di quel brillare inutile,
Di quel brillare lontano…

E capì tardi che dentro
Quel negozio di tabaccheria
C’era più vita di quanta ce ne fosse
In tutta la sua poesia
E che invece di continuare a tormentarsi
Con un mondo assurdo
Basterebbe toccare il corpo di una donna,
Rispondere a uno sguardo…

E scrivere d’amore,
E scrivere d’amore,
Anche se si fa ridere
Anche quando la guardi,
Anche mentre la perdi
Quello che conta è scrivere
E non aver paura,
Non aver mai paura
Di essere ridicoli:
Solo chi non ha scritto mai
Lettere d’amore
Fa veramente ridere

Le lettere d’amore,
Le lettere d’amore,
Di un amore invisibile
Le lettere d’amore
Che avevo cominciato
Magari senza accorgermi;
Le lettere d’amore
Che avevo immaginato,
Ma mi facevan ridere
Magari fossi in tempo
Per potertele scrivere…

 

R.Vecchioni

 

 

 

 

 

 

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3 pensieri su “Le lettere d’amore, di Roberto Vecchioni

  1. Letti sono gli scritti… poetici o quelli tecnici e scientifici per necessità di apprendimenti: ma questi sono un altro affare.

    Due Poeti 🙂 letti!

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