Clavicembali

Talora alcune musiche mi fanno essere ingiusta, ingenerosa, sciocca.

Ad esempio, ho impiegato anni per evotare di connettere obbligatoriamente le ultime sonate di Beethoven ai quagli uggiosi pomeriggi di autunno, trascorsi necessariamente in casa perché fuori pioveva e mamma non mi lasciava uscire.

Così, analogamente, certi brani mi infondono una tristezza forse immotivata, un senso di noia, di freddezza, di aridità … fanno così ad esempio alcune parti dei Concerti Brandemburghesi o altra musica antica per clavicembalo solo, con quel suono alieno e metallico.

Mi è accaduto proprio così questo giorno, il mattino, ascoltando un clavicembalo alla radio, e per una ironica circostanza la cosa è stata ribadita la sera, al rientro verso casa, da un secondo clavicembalo che ho trovato insopportabile e che pure mi ha costretta al suo ascolto. Questo secondo brano era a me del tutto ignoto ed era questo (copincollo dal sito RAI):Rameau, Jean-Philippe (1683-1764). Deuxième concert per cemb vl e vla da gamba.

Il resto è roba mia, ovviamente, seppure con una metrica del tutto insolita e che mi ha sorpresa mentre mi rendevo conto che queste parole volevano questa metrica.

Clavicembalo è pioggia che gocciola triste
solitudine stanca di giochi di bimbi
che non corrono sazi di grida nell’erba

Clavicembalo è ghiaccio, cromato metallo
che mi ingabbia sovente la mente, demente
ricorrenza e dettaglio di monadi e sabbia

Clavicembalo è l’auto il mattino ed è pioggia
questo giorno d’ottobre che occhieggia già a marzo.
Clavicembalo è basso continuo insistente

Autostrada Milano Venezia, 19 febbraio 2014

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